LA Dante Alighieri cambia volto. Era nata più d'un secolo fa, su base volontaria, ancora sulla spinta degli entusiasmi risorgimentali, per promuovere la cultura e la lingua italiana all'estero, fra gli emigrati e nelle colonie (oltre che nella stessa Madrepatria). Ora lancia un ambizioso programma per scrollarsi di dosso la polvere degli anni, e sfruttare in modo molto più incisivo l'eccezionale rete di sedi - ben 500 - diffuse in tutto il pianeta. Ieri a Palazzo Firenze, sede centrale dell'antica associazione, i due presidenti Beniamino Quintieri per lice e Bruno Bottai per la Alighieri hanno presentate la nuova alleanza fra le due istituzioni: da una parte quella che si occupa della nostra lingua, dall'altra l'Istituto per il commercio estero. È un'alleanza imposta dai tempi, che fa perno sull'insegnamento dell'italiano, destinata ad ampliarsi in futuro e «benedetta» da un nuovo logo che rappresenta una giglio in movimento; anzi, come lo ha definito il vicepresidente della società (e consigliere del Quirinale per l'informazione, Paolo Peluffo) «un giglio danzante per rilanciare Dante». L'impresa non è da poco: nel campo delle lingue, anzi della concorrenza linguistica, ormai sono in parecchi nel mondo a voler guidare le danze. E l'italiano, come ha ricordato su queste pagine il presidente dell'Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, compete fra luci ed ombre, e patisce di uno scarso sostegno. L'accordo va certamente nella direziono giusta anche sotto questo punto di vista. Come ha ricordato l'ambasciatore Bottai, «risponde alla grande passione, crescente in tutto il mondo, di imparare l'italiano, grande lingua di cultura di un Paese vivace anche economicamente», ed è la prima tappa «di un'alleanza inedita tra cultura ed impresa che intende rappresentare una nuova forma di concepire il sistema paese». I punti salienti riguardano la formazione linguistica di dirigenti e quadri locali nei Balcani, l'avvio di seminali sempre diretti a chi avrà a che fare con noi per motivi di lavoro in Bosnia Erzegovina, un corso specialistico di italiano a distanza e l'insegnamento della lingua ai funzionari reclutati dall'Ice in Cina. La «Dante Alighieri» compie un passo importante per far sì che la lingua italiana possa riappropriarsi di questa «macchina» dal potenziale enorme. «La società - ci ricorda Paolo Peluffo - ha attualmente 416 sedi all'estero e un'ottantina in Italia. Di queste almeno 200 hanno un taglio professionale, e cioè posseggono dalle 5 alle 9 aule, con una decina di insegnanti, mentre le altre sono più simili a circoli culturali». Sono comitati su base volontaria, che hanno il vantaggio dell'agilità e dell'economicità. Il problema è dar loro modo di lavorare meglio, di sfruttare le contiguità con gli Istituti di cultura, lice, le ambasciate. In totale i soci (alla Dante Alighieri ci si iscrive) assommano a quasi 200 mila l'anno, compresi gli studenti. «E' di gran lunga - insiste Peluffo - la rete più ramificata di cui disponiamo». Il problema è rappresentato dai finanziamenti: lo Stato contribuisce con 1 milione e quattrocentomila euro, cifra irrisoria se si pensa che la Germania riversa nelle casse del suo Goethe Institut 180 milioni all'anno. Ma il termine di paragone è un altro; bisogna guardare all'Alliance Française, che ha una struttura simile ed è nata con intenti e modalità sulle quali si è modellata la stessa Dante Alighieri. O magari all'Istituto Cervantes, spiega ancora Peluffo, che è invece è stato creato vent'anni fa, «con una forte opzione sulla modernità» e strutture organizzate diversamente: poche sedi, una sessantina, e ben finanziate (1 milione di euro ciascuna). «Sia chiaro, anche noi ne troviamo una ventina sul mercato per le nostre iniziative - commenta Peluffo -. Ma certo la sporporzione è enorme». In prospettiva c'è l'idea di mettere la Dante Alighieri al centro di un «sistema Paese», e cioè fare in modo che possano essere convogliati su di essa i denari della banche o delle industrie. Con un ritorno che non è solo l'addestramento linguistico di quadri o dirigenti, ma la promozione della cultura e della lingua italiana. Un vero lavoro di rete potrebbe arrivare anche nelle molte zone dove domanda e offerta non si incontrano. Le cose da fare sono parecchie: intanto creare a Roma un centro servizi per le varie associazioni, senza perdere la flessibilità di questa struttura che si è stratificata negli anni; in secondo luogo puntando con decisione sull'apprendimento a distanza, l'e-learning, potenziando il sito Internet e facendone le sede di corsi d'italiano. Non ci sarà il rischio di sovrapposizioni, ad esempio con gli Istituti di cultura? «No - risponde Peluffo -. L'idea è di lavorare insieme se il mercato lo consente e dividersi i compiti dove il mercato lo richieda. Tutto parte da un'idea di complementarità. E del resto la domanda d'italiano è talmente grande che anche sommando le due reti non riusciremmo comunque a soddisfarla del tutto». IL LOGO La Società Dante Alighieri nacque nel 1889 grazie ad un gruppo di intellettuali guidati da Giosuè Carducci, con lo scopo di «tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all'estero e alimentando tra gli stranieri l'amore e il culto per la civiltà italiana». Dispone di 416 comitati all'estero, e di 80 in Italia.
Un giglio per rilanciare Dante
La Dante Alighieri, un'associazione fondata nel 1889 per promuovere la lingua e la cultura italiana all'estero, ha lanciato un nuovo programma per sfruttare al meglio la sua rete di 500 sedi in tutto il mondo. L'associazione ha presentato un accordo con l'Istituto per il commercio estero per ampliare l'insegnamento dell'italiano e promuovere la cultura italiana. Il programma include la formazione linguistica di dirigenti e quadri locali nei Balcani, l'avvio di corsi di italiano a distanza e l'insegnamento della lingua ai funzionari dell'Ice in Cina. La Dante Alighieri ha anche un piano per creare un centro servizi a Roma e per potenziare il suo sito Internet per offrire corsi di italiano.
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