SONO 350 e il loro regalo di Natale non è stato dei più graditi: la riforma dei beni culturali. Appena firmata dal ministro Franceschini, ha messo a rischio il loro posto di lavoro. Non direttamente, ma di fatto, visto che ancora non si sa come cambierà un settore cruciale della gestione dei beni culturali, quello dei cosiddetti «servizi aggiuntivi», ovvero prenotazioni e prevendite, marketing e comunicazione, guardaroba, caffetterie, ristorazione e bookshop, accoglienza e informazione, audioguide, visite guidate, organizzazione di mostre ed eventi, e-commerce, laboratori didattici, più le biglietterie. Cuore del business dei musei statali (in Toscana, 18 milioni e 669 mila euro, dati 2013), introdotto dalla legge Ronchey, a Firenze (con l'esclusione delle caffetterie) gestito ininterrottamente dal 1998 da Opera laboratori spa, società del gruppo Civita, maggiore società italiana del settore, con diversi soci fra cui Costa Edutainment. E che, a fronte di circa 20 milioni annui di quote sugli introiti versati allo Stato, ha avuto in concessione l'intero Polo museale fiorentino, ricavando più o meno altrettanto dai biglietti, ma tenendosi tutti gli incassi di prenotazioni e maggiorazioni per le mostre. Una 'torta' che ha consentito di reggere i musei meno redditizi con 'galline dalle uova d'oro' tipo UffiziCorridoio Vasariano e Accademia. Abolito dalla riforma, il Polo museale fiorentino viene ora soppiantato da tre grandi musei ad autonomia speciale, Uffizi, Accademia e Bargello, e da un nuovo Polo regionale con dentro tutti gli altri (fra cui Palazzo Vecchio, sia pure con bigliettazione a sé), e i presupposti della concessione ad Opera non ci saranno più. Il massimo in cui potranno sperare i 350 dipendenti (309 a tempo indeterminato, con l'impegno del gestore di stabilizzarne altri 5, 20 a tempo determinato, 20 partite Iva, più vari contratti a progetto) sarà perciò una proroga, l'ennesima, visto che la spa (causa i ripetuti ricorsi al Tar dei gestori, contrari, finora, a ogni tentativo ministeriale di cambiare i criteri di concessione) campa di proroghe dal 2010. Questa volta, però, ha promesso il Mibact, si tratterà «di un periodo molto limitato». Quanto servirà al Consip, la centrale nazionale degli appalti del ministero del Tesoro, per mettere a punto la norma quadro in base alla quale i nuovi direttori dei musei, entro 90 giorni dall'insediamento, dovranno bandire le gare per le nuove concessioni, eo appalti, per i servizi aggiuntivi. Mentre c'è chi spera che ci siano ancora margini per riportarne almeno una parte (come le biglietterie) nella gestione diretta dello Stato, lasciando ai privati soprattutto la ristorazione. Dopo davvero tanti anni di concessione-monopolio, insomma, Opera laboratori dovrà vedersela con big come Coop Cultura, la spagnola Palacios Y museos, l'americana Antenna International. Le cui intenzioni per i posti di lavoro sono tutte da vedere: «Non ci interessa chi prenderà i servizi, ma che fine faranno i lavoratori» spiega Vanessa Caccerini della Filcams Cgil di Firenze, che ieri, insieme alla Uil-Tucs ha organizzato un volantinaggio con presidio davanti agli Uffizi e ad altri musei. La preoccupazione riguarda la clausola sociale per il mantenimento delle condizioni di lavoro da parte dei concessionari, previsto da un accordo sindacatiConfcommercio ministero, ma non dal contratto del commercio. «Il Mibact, il Comune di Firenze» chiede Caccerini «intendono impegnarsi perché siano garantiti gli stessi posti, con gli stessi orari e la stessa retribuzione?». Nel mirino dei sindacati, anche gli accorpamenti dei musei introdotti dalla riforma, con l'aggregazione delle Cappelle Medicee e di Orsanmichele al Bargello, della Galleria dell'Accademia al Museo degli strumenti musicali, e il museo monstre Uffizi- Palazzo Pitti-Boboli-Corridoio Vasariano: «Finora i grandi garantivano risorse ai piccoli» si fa notare. «Ora, senza gestione integrata, come escludere che i musei con meno introiti siano costretti ad aprire solo su prenotazione, con più personale stagionale, e meno posti fissi?». Da qui l'appello «a prendere posizione» rivolto al sindaco Nardella, che ieri ha già promesso di parlare col ministro, mentre per il 30 è previsto un incontro dei lavoratori con l'assessore Gianassi. In mancanza di certezze, è la promessa dei sindacati, sarà sciopero. E intanto, al ministro Franceschini, che in una intervista al Corriere della sera ha annunciato di voler far tornare nelle loro sedi originarie opere non esposte nei musei, come La Leda e il cigno del Tintoretto, oggi nei depositi degli Uffizi, risponde il direttore della Galleria Antonio Natali: «Sono d'accordo» dice «del resto la Leda, trafugata dai nazisti, è arrivata a Firenze con Rodolfo Siviero, e non so perché, con decreto statale, fu assegnata a noi. Giusto restituirla al museo di Palazzo Grimani di Venezia». Ma attenzione: «Un conto è, caso per caso, individuare ciò che è bene far tornare ai luoghi di origine, e cosa, invece, fa parte integrante di collezioni storiche, ormai intoccabili».
Dai ticket ai guardaroba l'affare milionario che ruota intorno ai musei
Il ministro Franceschini ha firmato la riforma dei beni culturali, che mette a rischio il posto di lavoro di 350 dipendenti di Opera laboratori spa, che gestisce i servizi aggiuntivi dei musei statali a Firenze. La riforma abolisce la concessione del Polo museale fiorentino e introduce tre grandi musei ad autonomia speciale. I dipendenti di Opera laboratori sperano una proroga, ma il Mibact ha promesso un periodo limitato. I sindacati chiedono di garantire gli stessi posti, orari e retribuzione per i lavoratori. La riforma ha anche introdotto accorpamenti dei musei, che potrebbero escludere i musei con meno introiti. I sindacati chiedono di prendere posizione contro questi accorpamenti.
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