SIRACUSA Un' anomalia alla quale è stata posta la parola fine. Non era ancora dotata di un museo archeologico pubblico Palazzolo Acreide, pur essendo stata fondata nel 664 avanti Cristo, col nome di Akrai, dai colonizzatori siracusani e vantando un teatro greco che ospita ancora oggi gli spettacoli classici dei giovani. La struttura è stata finalmente inaugurata, ospitata a Palazzo Cappellani che da ieri è la giusta cornice alla collezione di reperti scoperta nell' Ottocento dal barone Gabriele Judica. Rimarrà aperta tutti i giorni dalle 9 e l' ingresso, almeno in questa fase iniziale è gratuito. Da Palermo, per il taglio del nastro, è arrivato l' assessore regionale ai Beni culturali, Antonio Purpura, accolto dal sindaco Carlo Scibetta che ha parlato di «successo del territorio in quanto la collezione non racconta solo la storia di Palazzolo ma anche di altri siti iblei come Kasmene e Castelluccio e parla delle nostre radici a noi e alle generazioni future». Scibetta ha ribadito che la sinergia con la Soprintendenza ai Beni culturali aretusea e con l' assessorato regionale si rinnoverà riguardo alla gestione del sito. «Oggi è un giorno importante per la cultura - ha sottolineato il soprintendente, Calogero Rizzuto - e lo è altrettanto per Palazzolo che attendeva il mu seo da 50 anni». A elogiare il sistema che s' è creato a Palazzolo tra realtà museali diverse è stato il coordinatore della segreteria tecnica dell' assessorato, Gaetano Pennino, mentre l' assessore Purpura ha ribadito l' importanza del fare rete in Sicilia, «individuando nei beni culturali un percorso di sviluppo e inglobando questo patrimonio dentro i distretti turistici». Parole alle quali è seguito però un controcanto polemico da parte di Fabio Granata, che nella sua esperienza passata di assessore regionale ai Beni culturali acquisì al patrimonio di Palazzo dei Normanni proprio la "Collezione Judica" ma analizzando il presente parla di "anno zero nella gestione dell' autonomia regionale": «I tagli alle istituzioni culturali siciliane - ha tuonato l' ex deputato nazionale, oggi leader nell' isola di "Green Italia" -, l' incapacità di gestione dei fondi comunitari, la totale disorganizzazione della struttura espositiva regionale, la mancata applicazione di leggi esistenti rappresentano la dimostrazione più allarmante della rivoluzione "farlocca" che demolisce un sistema che 14 anni fa era stato avanguardia nelle politiche culturali soprattutto attraverso l' utilizzo virtuoso dei fondi comunitari. Ricordo - ha concluso - il 93 per cento dei fondi impegnati e spesi, quasi 2 milioni di euro di restauri e riconoscimenti Unesco continui».4.