Il caso del trittico comprato all'asta dal proprietario di un grande albergo romano Ancora una volta, con buon senso ed esperienza politica, il ministro Dario Franceschini, propone una cosa sensata: la restituzione, quando sia possibile, delle opere d'arte alle loro sedi originali, sottraendole ai depositi e alla distrazione. Per evitare atti arbitrari, sapendo di non essere un «tecnico», pensa di affidare il compito a una commissione. Oggi può contare, per sua e nostra fortuna, su un direttore generale per le belle arti e il paesaggio, di grande valore e onestà: Francesco Scoppola. E gli basterebbe ascoltare lui evitando commissioni. Intanto io, andando incontro a una sua suggestione, gli ricordo che, da sottosegretario, iniziai una procedura poi sospesa, per la restituzione dei dipinti che giacciono, attaccati con le puntine, senza telaio, nell'Istituto italiano di Cultura a Parigi, opere di Luca Giordano e di Ilario Spolverini che dovrebbero, senza ulteriore indugio, ritornare a palazzo Farnese a Piacenza, magari contando sulla collaborazione di fondazioni locali come quella presieduta da Corrado Sforza Fogliani. È un vero scandalo che, a un certo momento anche coperti dai tralicci di un teatrino voluto da Giorgio Ferrara, quei dipinti siano, ignorati da tutti, a Parigi. La seconda proposta rientra nell'ordine delle considerazioni su quella che il ministro definisce l'«idea stravagante» della Federazione degli albergatori di esporre nelle hall dei grandi hotel opere d'arte prestate dai depositi dei musei. Ma almeno in un caso la risposta del ministro potrebbe determinare un percorso a rovescio: non dai musei agli alberghi, ma dagli alberghi al museo. Pochi sanno che in palazzo Clerici a Milano, edificio di proprietà del ministero dei Beni Culturali, vi è una mirabile galleria affrescata da Tiepolo, tra le più belle d'Europa. Ma ancor meno persone sanno che, all'hotel Waldorf Astoria a Roma, vi sono, con altri capolavori di pittura italiana di un grande collezionista proprietario anche dell'albergo, tre meravigliose tele di Giambattista Tiepolo, provenienti da palazzo Sandi a Venezia e acquistate qualche anno fa a un'asta per circa sei milioni di euro: «Ulisse e Achille», «Apollo e Marsia», «Ercole e Anteo». È evidente che, in coincidenza con l'Expo di Milano, per esplicita richiesta del ministro, i tre grandi dipinti potrebbero utilmente essere esposti nella galleria di palazzo Clerici con adeguata promozione anche degli affreschi. Così come, in palazzo Bagatti Valsecchi, attraverso un accordo tra il ministero dei Beni Culturali e la Regione Lombardia, si ricompone il trittico di Antonello da Messina, in palazzo Clerici, Tiepolo su Tiepolo, si rimetterebbero in luce mirabili opere sconosciute. Il risultato, positivo e rassicurante, si può ottenere pure senza istituire una commissione, attraverso la conoscenza e la ragione.