Ogni anno, l'8 settembre, giorno dedicato alla Natività della Vergine, Re Carlo Alberto saliva alla Basilica di Superga, con tutta la famiglia, per ringraziare la Madonna della protezione concessa alla città durante la battaglia di Torino, vinta dai piemontesi contro i francesi il 7 settembre 1706. L'appuntamento prevedeva la funzione religiosa, quindi il pranzo della famiglia reale, nella sala predisposta al fondo del chiostro. Nessuno poteva mancare, tantomeno i principini Ferdinando e Vittorio Emanuele, il futuro padre della Patria. Proprio lui da ragazzine era già il più insofferente all'obbligo dei convivi. Sovente doveva presenziare con il corpetto attillato da baby-tenentino di Cavalleria, con tanto di colletto rigido, che l'ancora tepida stagione mutava in cilicio per il collo. Ma il suo regal papa, o meglio, «Sua Maestà», prima di partire da Torino era stato chiaro: «Siate compunti in Chiesa, reverenti verso il Priore e compiti all'uscita. Niente corse nel chiostro e nessuno osi alzarsi da tavola prima che il pranzo sia finito. Hai ben inteso Emanuel?». Di quei giorni rimane la sala da pranzo. Per anni è stata chiusa alle visite. Ma ora è riaperta, ben restaurata, grazie a 150 mila euro offerti dalla Compagnia di San Paolo, che ieri ha presentato le opere compiute. Alla cerimonia sono intervenuti Dario Disegni a nome della Compagnia, il Priore della Basilica padre Venanzio Ramasso, il suo predecessore padre Benedetto Marengo, Valerio Corino e Bruno Ciliento, direttori delle Soprintendenze che hanno guidato i restauri, curati da Giovanna Mastrotisi. A fare gli onori di casa, prima di varcare l'ingresso della sala, è un impettito Vittorio Emanuele II, plasmato in cotto, a grandezza naturale, infine libero da costrizioni. Posa soddisfatto, quasi ferino, nella sua brigantesca veste da cacciatore, accanto al cane «Fido». Non degna uno sguardo alla sala. Fa male. Il restauro ha recuperato il color sangue di bue del pavimento in cotto. Le pareti hanno ritrovato le tinte ocra e tortora scelte nel 1910, per evidenziare l'allestimento voluto nel 1890 dall'architetto Stramucci con i mobili tutt'ora esposti. Al centro della camera dalla fine del Settecento c'è il tavolo rotondo dove sedeva la famiglia reale, circondato da 12 sedie, un divano e due poltrone acquistate nel 1823. Carlo Alberto pranzava sotto un grande quadro, che aveva fatto portare da Palazzo Reale nel 1831. Raffigura il Duca Vittorio Amedeo II, il fondatore di Superga. La tela è stata restaurata insieme ad altri tre quadri, selezionati da Stramucci. Ritraggono rispettivamente un compiaciuto Carlo Alberto, un imbronciato Vittorio Emanuele II ormai Re d'Italia e un più soddisfatto e longilineo Umberto I. Il recupero della «sala da pranzo del Re» ha offerto l'occasione per presentare anche la ritinteggiatura degli interni della Basilica, pagata dalla Regione. Infine è stato annunciato l'imminente restauro della «Sala dei Papi», cosiddetta perché conserva una raccolta unica al mondo: i ritratti di 264 papi, ai quali presto si aggiungerà quello di Benedetto XVI. E' già stato commissionato. Verrà appeso sotto quello di Giovanni Paolo II.