Antichi mestieri, mostre e recupero filologico della memoria: Chiaramonte, Monterosso e Giarratana si riscoprono in totale sintonia Alla ricerca dell'identità. Non certo perduta. Ma annacquata con il passare degli anni, forse sarebbe più corretto dire dei secoli. E riconquistata a prezzo di duri sacrifici. Un'operazione di recupero filologico, che attraversa il tempo e che si rende possibile grazie all'unanimità di vedute. Se è vero che riscoprendo le proprie origini si ha la possibilità di comprendere quale sarà il prossimo futuro, allora qui, nell'area montana iblea, questo assunto è stato elevato all'ennesima potenza. Tanto da spingere i comuni di Giarratana, Chiaramonte e Monterosso a formare un vero e proprio sistema. Formale, come quello dettato dai percorsi univoci predisposti con la creazione dell'Unione Ibleide o attraverso l'adesione al Gal Natiblei, e ideale, così come contemplato da tutta una serie di iniziative che, anche in questo periodo di festa, si stanno portando avanti con il precipuo obiettivo di comunicare all'esterno che, sebbene i centri abitati siano differenti, a distanza di pochi chilometri l'uno dall'altro, il sistema che si vuole proporre all'esterno è univoco, come se fosse stato la stessa mano a disegnarlo. E' il caso, ad esempio, della mostra proposta dalla SOpRINTENDENZA dal titolo "Giarratana e il suo territorio. Storie dal passato" che, inaugurata giovedì scorso, propone, a palazzo Barone, il meglio di ciò che è stato possibile recuperare, attraverso gli scavi, negli antichi abitati di Terravecchia. Un tuffo nel passato remoto che può servire a supportare un recupero della memoria più immediatamente alla portata dei nostri giorni. Nei tre centri montani, grazie anche alla collaborazione di numerosi anziani che hanno messo a disposizione, ritrovati in antiche campagne, alcuni oggetti significativi, si è dato vita ad un itinerario comune che ha a che vedere con il recupero degli antichi mestieri. Dal "cirnituri" alla lavandaia, dal fabbro ferraio allo "scarparu", senza dimenticare lo scalpellino o il "liamaru". "Per rendere immediatamente fruibili questi percorsi di recupero - spiega Giuseppe Giaquinta dell'associazione "Amici ro Cuozzu" di Giarratana - d'accordo con l'Amministrazione comunale, ma lo stesso stanno facendo anche le altre associazioni nelle varie realtà di pertinenza, abbiamo ricreato una serie di ambienti che saranno visitabili in occasione delle rappresentazioni del presepe vivente che, per quanto ci riguarda, si terrà nelle serate del 26 e 28 dicembre, e dell'1, 4 e 6 gennaio". Sono le stesse date di Monterosso Almo che propone la ricreazione degli ambienti nel vecchio quartiere della Matrice mentre a Chiaramonte le rappresentazioni, nell'antico centro storico, sono in programma il 25, 26 e 28 oltre al 4 e 6 gennaio. "La scoperta che vogliamo riproporre, facendo sistema con gli altri Comuni montani - dice il sindaco di Chiaramonte, Vito Fornaro - è garantire una immersione nel tempo che fu". 24122014