La campagna di scavo sul sito di contrada Pianotta nella riserva del Fiumefreddo, condotta dalla SOpRINTENDENZA ai Beni culturali di Catania, in convenzione con l'Università del capoluogo etneo, sta facendo emergere nuovi e sorprendenti ritrovamenti. Alla prima importante scoperta nel territorio di Calatabiano, della necropoli di età romana monumentale di cui è già stata data notizia, è seguita di recente un altro rilevante rinvenimento di epoca romana, che indica l'area della Riserva del Fiumefreddo come un sito ricco di presenze archeologiche rilevanti. I nuovi saggi di scavo hanno messo in luce una struttura quadrangolare possente, costruita a blocchi coperti di malta, di grande impatto e rilevanza. L'ipotesi degli archeologi, della dott. ssa Maria Teresa Magro e del prof. Edoardo Tortorici, ordinario di Topografia antica dell'Università di Catania, che collaborano nella conduzione dello scavo, è che si tratti di un podio, ossia di un basamento, di un edificio di culto di età romana. Il tempio romano, a differenza di quello greco, s'innalza su un alto basamento, accessibile solo da un lato tramite scale e su cui era innalzato l'edificio vero e proprio. Le indagini ancora in corso permettono di vedere gli alloggiamenti delle colonne sul lato principale, orientato verso il mare. Pur essendo ancora difficile stabilire la divinità a cui era dedicato, la grande struttura permette una nuova interpretazione del sito, per il quale è possibile che si tratti di una vero e proprio "stazio", ossia un insediamento con edifici pubblici di notevole importanza. L'insediamento di contrada Pianotta è infatti disposto secondo l'asse di una importante via di comunicazione di età romana, tra Messina e Catania, che gli studi recenti hanno identificato con la via Pompeia, citata da Cicerone nel secondo libro delle Verrine, fatta costruire da Pompeo Magno che combatté i mariani in Sicilia e in Africa tra l'82 e l'80 e si interessò alla risistemazione del tessuto viario siciliano per il trasporto del grano. Tale via di comunicazione ebbe migliore sistemazione nell'età imperiale, in età dei Severi, con la creazione di insediamenti costieri di età romana imperiale, ma venne progressivamente abbandonata in età bizantina, trasformandosi nelle cosiddette trazzere, sino ad un definitivo abbandono in età medievale della via costiera, a cui è preferita la via montana, come è testimoniata dalla viabilità della valle dell'Alcantara disseminata dalle Cube. Il percorso della via Pompeia entrava nel territorio, superando l'Alcantara tramite il ponte di cui rimangono i resti delle arcate in territorio di Calatabiano, subito dopo Giardini Naxos, di cui abbiamo la descrizione del geografo arabo Edrisi, percorrendo una parte della costa che doveva essere sicuramente più arretrata rispetto alla linea attuale. Gli agenti del Corpo forestale e di vigilanza della Riserva del Fiumefreddo hanno intensificato la vigilanza nell'area. 27122014