In questa epoca di passi veloci e orologi senza pazienza, ci ritroviamo spesso a essere i figli di una fretta che acceca gli occhi, e aggredisce le soste con l'ansia feroce del: non c'è tempo per nessun tempo! Guardiamo senza vedere, ascoltiamo senza sentire, dormiamo senza riposare. Una frenesia senza pace, che rincorre i giorni per riempire la sua fame di agende, appuntamenti, cellulari, attingendo il suo bisogno negli spazi del tempo migliore, intendo quello che dovremmo e potremmo dedicare al piacere degli affetti, al bisogno delle passioni, o al conforto importante e vitale della cultura del conoscere e del sapere. Le statistiche a esempio raccontano che nel nostro Paese, la lettura non è assolutamente una priorità, siamo troppo stanchi, e alla sera ci bastano due pagine per addormentarci. Anche le bellezze della nostra città, come per l'apatia di un'abitudine, spesso sono incapaci di smuovere le nostre curiosità, quasi che il colpo dell'emozione si debba vivere una volta e mai piú! Eppure ogni giorno, sbattendoci contro, abbiamo a disposizione la meraviglia dei contorni, e penso alla perfezione architettonica dei vecchi palazzi, alla sorpresa straordinaria delle Case religiose, alle sculture immobili cancellate dai paraocchi della distrazione, alle passeggiate senza corsa sugl'orli profumati del mare, o ai sentieri col respiro lento dentro la quiete dei boschi, e poi, ma non per ultimo, penso alla grande risorsa dei musei Ecco, noi, quante volte andiamo nei nostri musei? Eccomi qua! Alzo la mano, io sono uno di quelli che sta nella parte di chi tratta i "contorni" con la distanza assente del consueto. Confesso, ho pochi musei nella mia vita, e non tanto per una negligenza quanto, pensando soprattutto a quelli dedicati all'arte, per il timore della mia incompetenza, o per dirla giusta, della mia palese ignoranza. Eppure rammento qualche anno fa a Parigi, io con addosso l'incognita del mio non sapere e indosso l'abito del turista, dentro una visita al museo del Louvre Ricordo l'attesa dietro una fila interminabile di turisti, macchine fotografiche e opuscoli, poi finalmente l'entrata e subito, immediatamente, la sorpresa spalancata per le bellezze esposte, e l'ammirazione istintiva che, pur sprovvista dello sguardo preciso dell'intenditore, si perse nell'incanto di una straordinaria emozione. Trovarsi davanti alla scultura dello Schiavo Negro di Michelangelo, e sapere che i miei occhi si andavano ad aggiungere al altri miliardi di occhi che nei secoli avevano ammirato quell'opera, mi regalò il piacere fisico di un'esaltazione. A onor del vero, quella volta ricordo anche la sorpresa per un'altra sorpresa, e precisamente quando una folla ammirando velocemente l'onore di dipinti, sculture e decorazioni, si spingeva con una certa animazione verso l'attrazione del museo, che era, ed è "La Gioconda" di Leonardo. Tutti a correre verso il "sorriso" piú famoso del mondo, mentre le opere di Canova, Veronese, Botticelli, Cimabue venivano, se non completamente ignorate, a malapena guardate o tutt'al piú inquadrate dentro il mirino di una foto! Ma va bene lo stesso, perché se anche un'esaltazione popolare riesce a riempire un museo, è comunque una vittoria, per tutti. Ed è proprio da quella volta che la frase del principe Miskin di Dostoevskjj: «La Bellezza salverà il mondo», è diventata concetto e convinzione stabile del mio vivere. Bisogna sostenere la bellezza in tutti i suoi aspetti, e a tutti i costi, proprio per non soccombere alle brutalità che ci costringono addosso. E allora vanno bene i libri, la scoperta della propria città, e anche, ripeto, i musei Musei per mantenere una memoria, perché abbattuta quella rischiamo di uccidere la storia e distruggere i capolavori del passato, musei per scoprirsi addosso piaceri ed emozioni sconosciuti, musei da sfogliare e buoni di accompagnare una speranza lunga dodici mesi. Musei da sfogliare e frequentare, toccando cosí le meraviglie della nostra Regione. I disegni del Tiepolo del museo Sartorio, l'architettura industriale della Centrale di Malnisio che mio padre, nato a Montereale Valcellina, mi raccontava col tono dell'orgoglio quand'ero bambino. Le dimore prestigiose di villa Manin, le tragiche testimonianze del Civico Museo di Guerra per la Pace Diego De Henriquez, la solitudine della Stazione di Topolò - Postaja Topolove, e poi i volumi preziosi della Biblioteca di San Daniele, il museo Ferroviario di Campo Marzio, e la curiosità in direzione Udine per l'Arte Moderna e Contemporanea di Casa Cavazzini, e poi altri splendori ancora, tutti buoni di stupire gli sguardi e sollevare gli animi di una buona salute. Sí, una bellezza da sfogliare, e una bellezza non solo artistica, ma anche umana, culturale, sociale, da seminare con la forza dell'augurio sopra i dodici mesi che stanno per arrivare. Augurî senza la leggerezza del muschio e delle mutande rosse, ma con la ferma volontà di cancellare le pesanti brutture che siamo stati costretti a vivere in questi ultimi anni. Augurî di un futuro immediato affinché il potere delle meraviglie sovrastino e vincano l'infamia delle porcherie. Basta con i mascalzoni che intrallazzano con la politica, con l'arroganza dei finanzieri senza coscienza, e con le forbici spalancate che affollano la povertà e ingrassano la ricchezza. Basta con le disperazioni disoccupate, le tragedie affamate, le ingiustizie sociali, e il divieto di vivere la fronte alta della dignità. Basta con il sonno dei rassegnati, le proteste strozzate in gola, e con la solidarietà uccisa dalle difese egoiste del: ognuno per sé e Dio per tutti! Basta con gli slogan da due lire, le dentiere per gli anziani, i condoni e perdoni a disposizione degli evasori, i parlamentari che cambiano colore, i dilettanti che offendono la Costituzione, e basta con tutte le promesse che ammazzano le speranze con l'arma infamante della menzogna. Sí, davvero, basta, altrimenti c'è il rischio che vinca l'ingiustizia della brutalità, e la bellezza non riuscirà piú a salvare il mondo. Augurî.