Il processo slitta e il Ministero dell'Ambiente rimette la scelta al premier La mina che fa slittare il processo Crescent la innesca poco dopo le 11 l'avvocato Lucio Basco, per conto della collega Ferraiolo che difende l'ex soprintendente Giuseppe Zampino. È a quest'ultimo che l'avviso di fissazione dell'udienza non è giunta in maniera regolare, consegnata a casa al figlio e non allo studio del difensore, dove aveva eletto domicilio contestualmente alla nomina in udienza preliminare. I pubblici ministeri Rocco Alfano e Guglielmo Valenti provano a obiettare, ma è troppo alto il rischio che la questione resti come un vulnus nel processo fino al rischio di un annullamento in Cassazione. «A noi interessa lasciare traccia a verbale» insinua l'avvocato. E dopo tre quarti d'ora la Corte scioglie la riserva e decide di accogliere: «Il Tribunale dispone la rinnovazione della notifica» legge il presidente Vincenzo Siani, fissando al 3 febbraio la prossima udienza. In quella data si costituirà parte civile il Comune, che dopo aver disertato l'udienza dal gup era invece in aula ieri con l'avvocatura municipale. Aggirata, così, la manovra di Italia Nostra e comitato No Crescent (già costituiti) che altrimenti avrebbero sollecitato ai pm la richiesta per la nomina di un commissario giudiziale che si sostituisse all'inerzia dell'ente. A presentarsi a febbraio, chiedendo il risarcimento dei danni agli eventuali condannati, dovrebbe essere anche il Ministero dell'Ambiente, individuato dagli inquirenti come una delle parti offese dalla realizzazione dell'edificio. Ieri mattina è arrivato allo studio dell'avvocato Oreste Agosto un fax in cui si risponde alle sollecitazioni di Italia Nostra annunciando di aver chiesto alla presidenza del Consiglio l'autorizzazione a costituirsi in giudizio. Un altro punto a favore degli ambientalisti, che intanto commentano con soddisfazione la presenza del Comune. «È importante - sottolinea la presidente di Italia Nostra, Raffaella Di Leo - perché emerge con chiarezza che una cosa sono le posizioni degli amministratori e dei dirigenti, altro l'interesse della collettività, che l'ente è chiamato a tutelare e di cui noi ci siamo fatti portatori». Tra i ventuno imputati, con accuse che vanno dal falso ideologico alla lottizzazione abusiva, ci sono il sindaco Vincenzo De Luca e buona parte della giunta, oltre ad alcuni dirigenti di Comune e Soprintendenza e ai costruttori Eugenio Rainone e Rocco Chechile, l'unico presente ieri in aula. A febbraio si completeranno le questioni preliminari e si passerà al vaglio delle liste di testimoni. I pm chiamano a deporre tra gli altri il soprintendente Gennaro Miccio, che nel corso di un interrogatorio ha rilevato singolarità nel silenzio assenso adottato dal predecessore Zampino, e il costruttore nocerino Giovanni Citarella, che ha parlato di rapporti tra De Luca e la Rcm di Rainone, a cui fu chiesto di finanziare una trasferta della Salernitana. Il sindaco chiederà che ad essere sentito sia il progettista della mezzaluna, Ricardo Bofill; Rainone schiera Vincenzo Rosso, incaricato delle verifiche dal Consiglio di Stato, mentre gli ambientalisti insistono per l'archistar Bohigas, l'ex sindaco De Biase e i ministri Franceschini, Lupi e Bray.
SALERNO Crescent: sui danni decide Renzi
Il processo per la mina di Crescent si è svolto ieri in Tribunale. L'avvocato Lucio Basco ha chiesto la fissazione dell'udienza, affermando che l'avviso di fissazione non era stato consegnato regolarmente al difensore dell'ex soprintendente Giuseppe Zampino. I pm hanno obiettato, ma la Corte ha deciso di accogliere la richiesta e fissato l'udienza per il 3 febbraio. Il Comune si costituirà parte civile in quella data. Il Ministero dell'Ambiente dovrebbe presentarsi a febbraio per chiedere il risarcimento dei danni agli eventuali condannati.
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