Gli esperti dell'ente di Pisa bocciano l'ipotesi della zecca appianea: "Quel manufatto era forse un antico sepolcro etrusco" MARCIANA. «L'ipotesi della Zecca appianea non regge». È una presa di posizione netta e molto circostanziata quella della Soprintendenza di Pisa. Una presa di posizione totalmente diversa da quella della Soprintendenza di Firenze che, dopo lo stesso sopralluogo, bocciando l'ipotesi della tomba etrusca, vedeva nei locali un'antica cisterna piuttosto che una neviera prima del riutilizzo come Zecca. Due tesi contrapposte, insomma, sul sito storico di Marciana: ipogeo etrusco o zecca dei principi Appiani? La Soprintendenza di Firenze (responsabile del procedimento Lorella Alderighi), aveva scartato la tesi dell'antico Ipogeo etrusco, portata avanti dal professor Michelangelo Zecchini e dall'associazione culturale Ilva. «Una tesi riduzionistica», avevano commentato a caldo dall'associazione che, a distanza di giorni, ha ottenuto la sua rivincita. La Soprintendenza per i Beni Architettonici di Pisa vede infatti nel manufatto storico uno straordinario ipogeo etrusco a uso funerario. Ecco che allora tutte le precedenti attribuzioni e funzionalità del sito quali appunto la zecca vengono scartate senza mezzi termini. Il tutto mentre, ormai da mesi, l'amministrazione comunale ha inaugurato il museo della Zecca. «Non appare credibile si legge nella relazione del funzionario della Soprintendenza di Pisa Riccardo Lorenzi e del Soprintendente Paola Raffaella David - la destinazione dell'ipogeo a zecca, evidentemente bisognosa di spazi più idonei per le lavorazioni del metallo. L'ipogeo costituisce forse il vano di una tomba etrusca con tanto di dromos come anche prospettato nel libro di Michelangelo Zecchini 'Elba isola, olim Ilva». Un'altra puntata dunque, forse quella definitiva, di una vera telenovela a sfondo archeologico-culturale, destinata a riscrivere la storia del borgo di Marciana, tramandata negli anni. «Lo possiamo dichiarare con certezza affermano con una nota dall'associazione Ilva - con rigore critico e metodologico, quello appunto dimostrato dalla Soprintendenza di Pisa e Livorno, la quale ha sempre condiviso la nostra opinione in merito rimarcando che il composito vano sotterraneo non era stato scavato per coniare monete, né per produrre ghiaccioli, né per conservare liquidi o solidi di qualsivoglia genere bensì un vano sotterraneo adibito a tomba o sepolcro». La tesi di un sepolcro etrusco, secondo la Soprintendenza pisana, appare quella più plausibile. E se fosse veramente così, cosa cambierebbe? «La prima conseguenza di quanto affermato dalla Soprintendenza pisana dicono dall'associazione - è che il Museo della Zecca, realizzato con soldi pubblici, inaugurato l'estate scorsa e pubblicizzato con un'insegna a bandiera tipo pub, non ha più ragione di essere. Non si potrà più far pagare un biglietto d'ingresso per visitare una zecca che non c'è mai stata. Forse concludono dall'associazione togliendosi qualche sassolino dalla scarpa - ascoltando consigli disinteressati, non si sarebbe arrivati a questo punto». Tanto basta, ovviamente, per creare fastidio dalle parti di Marciana. «A questo punto pare che l'errore dell'amministrazione e di tutta la cittadinanza sia stato quello di salvare l'antico manufatto dal degrado. Era un cumulo di macerie, noi lo abbiamo riqualificato. Fino ad allora tutto questo interesse non si era mai manifestato commenta con tono polemico il sindaco di Marciana, Anna Bulgaresi avremmo evitato questo ping pong tra soprintendenze e associazioni non di Marciana che, sinceramente, noi e tutti i cittadini marcianesi avremmo evitato volentieri».