Maestri: quale progetto per il futuro? TRENTO. Un museo è «un intellettuale collettivo». Per valutarlo non ci si può quindi limitare al dato sullo «sbigliettamento», sul numero di ingressi, ma occorre soffermarsi su una dimensione più sottile, ma fondamentale. Quella che riguarda l'idea stessa di museo a cui si vuole dare forma e collocazione nel panorama della cultura nazionale e internazionale. E proprio quest'ultima dimensione è adesso, nel caso del Mart, poco chiara: così almeno pensa Lucia Maestri, consigliera provinciale del Pd, ex assessora a cultura e turismo del Comune di Trento. Cristiana Collu, che a breve lascerà Rovereto, invita le istituzioni locali ad andare «al di là della retorica dell'efficienza». Una critica alla filosofia di Mellarini e Vescovi, la condivide? «Sono d'accordo. Va bene l'opera di razionalizzazione, di efficientamento. Ma non è l'unica strategia possibile. Non è sufficiente il pensiero sul portato culturale del museo a livello nazionale e globale. Almeno non lo si percepisce». Un problema di comunicazione per l'assessore e la presidente del cda? «Io non dico che l'attenzione sul ruolo nel prossimo futuro del Mart non esista, dico che non si avverte all'esterno». Mellarini sta portando avanti il riassetto del sistema museale trentino, come revisione della riforma della cultura targata Cogo. Giusto? «Sì, ma non ci sono solo i musei. È necessario aprire la riforma ad altre realtà: le sperimentazioni culturali, le iniziative imprenditoriali dei giovani, pensare a un nuovo regolamento sui contributi che premi la qualità e non solo le certificazioni di bilancio». Collu ha parlato anche del Palazzo delle Albere, invitando a pensarlo come «contenuto» e non «contenitore». Comune e Provincia però vogliono il contrario. Un altro errore? «L'ibrido certamente non rispetta la storia del palazzo risalente all'epoca del Concilio. Ma sono fiduciosa nelle possibilità su cui si confrontano le istituzioni».