Massa Carrara, le impresei minacciano lo stop degli investimenti: «Nessuna nostra proposta o suggerimento è stato recepito, siamo di fronte ad un imminente disastro sociale ed economico» MASSA CARRARA. Aziende del marmo di nuovo alla carica del piano paesaggistico regionale. La modifica che consente l'escavazione sopra la quota di 1200 metri eveidentemente non basta agli industriali, anzi è ritenuto «peggiorativo e punitivo». E in una nota, il coordinamento delle imprese apuo versiliesi , il Consorzio Cosmave. Assindustria Lucca, Consorzio Marmi Garfagnana annunciano che, «se la bozza verrà confermata, non vi sarà più, e fin da subito, alcun tipo di investimenti, né in cava e tantomeno nelle filiere produttive. Di conseguenza, tutti i valori occupazionali saranno rapidamente azzerati, contrariamente a quanto dichiarato alla stampa dall'Assessore Anna Marson secondo cui "i posti di lavoro sono salvi": nulla di più falso e distante dalla realtà. E tutto questo avviene mentre i dati ultimi diffusi da Confindustria dichiarano un tasso di disoccupazione allarmante destinato a salire ancora per tutto il 2015, e una crisi che ha determinato una feroce diminuzione dei consumi delle famiglie». Secondo le imprese «dal momento in cui verranno meno i posti di lavoro, non soltanto quelli direttamente connessi al settore lapideo-estrattivo, ma anche di tutto l'indotto, è legittimo chiedersi chi risponderà nel tempo del danno effettuato, e come prevede la Regione Toscana di rimediare in tempi brevissimi, che vanno dall'oggi ad un massimo di 5 anni, alla scomparsa di migliaia di posti di lavoro e a ricomporre un'intera economia storica. Ciò che sconcerta, altresì, è l'annientamento, voluto, programmato, legiferato, di un'identità comunitaria ferma e viva nelle sue tradizioni da secoli. Sono stati spesi 1 milione e 300 mila euro per produrre un piano ciclopico di impianto puramente ideologico, pieno zeppo di errori, su cui gravano oltre 600 osservazioni e il cui risultato sarà solo la cancellazione di migliaia di posti di lavoro e la distruzione di miliardi di euro di economia faticosamente accumulata in intere generazioni. Per evitare un tale disastro sociale ed economico è necessario intervenire con una radicale revisione. Oltretutto, la Regione imporrebbe un PIT scelleratamente devastante per 4 milioni di cittadini non in piena legislatura, come dovrebbe essere, ma a soli due mesi dalle elezioni regionali». Secondo gli industriali ogni mediazione è fallita dopo un anno di trattative, dove le imprese sono state «puntuali, preparate, pazienti», e dopo un mese e mezzo di tavolo tecnico, non è uscita nessuna concertazione. Nessun suggerimento e nessuna proposta sono stati recepiti. «Si è puntualizzato come per tutelare il paesaggio non si dovrà prescindere da due elementi portanti: il riconoscimento del paesaggio di Cava - la sua importanza e la sua storia - e il superamento della logica del puro divieto, insistente in diversi articoli. I tecnici e i legali hanno provato in tutti gli incontri a proporre in modalità propositiva e costruttiva la revisione di quegli articoli concepiti a comparto chiuso ma, l'unica risposta ottenuta è stato un no, su tutti i fronti». Le imprese, che conoscono bene la materia, hanno messo in evidenza tutti gli aspetti tecnici, come le osservazioni delle schede di bacino, hanno più volte sottolineato come le cartografie utilizzate fossero vecchie e contenevano errori. E' stata suggerita una redazione in loco del piano attuativo al fine di realizzare quel contemperamento di interessi, tutela del lavoro e dell'occupazione, e tutela del paesaggio e dell'ambiente, lasciando ai sindaci l'opportunità di costruire un piano a misura del territorio, «ma niente di tutto ciò è stato accolto».