Capolavori d'arte, tesori architettonici, un patrimonio storico e archeologico unico: se chiedi a uno straniero perché sceglie di venire in Italia, non serve un indovino per azzeccare questo carnet di preferenze. Se invece gli domandi qual è il luogo culturale che ama di più, la risposta è sorprendente. No, non è la Toscana. E neanche Roma, né Venezia o la Sicilia. Al primo posto nel gradimento dei turisti stranieri c'è la reggia di Venarìa, residenza sabauda alle porte di Torino. Lo rivela la ricerca "Musei Index: cultura e big data" condotta analizzando i commenti sui social media nell'arco del 2014. Un centro culturale da 800 mila visitatori l'anno aperto appena 7 anni fa e già diventato un modello innovativo di gestione. Una scelta che lascia a bocca aperta. Ne parliamo con il professor Valerio Meattini, docente di filosofia teoretica all'università di Bari ed esperto del settore . A uno straniero che pensa ai luoghi culturali italiani fino a oggi non veniva in testa la reggia di Venarìa, ma magari gli Uffizi, o il Colosseo. «È vero, anche se lascerei un margine di dubbio sul dato di partenza: i sondaggi vanno e vengono. Poniamo comunque che sia un dato reale. Le spiegazioni possono essere molteplici. C'è sicuramente uno spostamento di asse in corso, con il nord che si ritira e si barrica, e in questo senso potrebbe rilevare un certo senso di appartenenza: Il Piemonte per certi aspetti vuol dire ancora Francia, e può favorire la gestione di un senso di identificabilità più riconoscibile. In secondo luogo non c'è solo l'eventuale scavalcamento della Toscana, ma di tante realtà che da sempre identificano l'Italia, da Venezia a Roma. Qui la spiegazione potrebbe essere più sottile, e sottintendere una stanchezza per le immagini codificate, e di contro la voglia di scoprire piccole realtà. Basta vedere per esempio il gradimento per la Certosa di Calci, uno dei monumenti italiani più visitati in internet. Venti anni fa all'estero non erano in molti a conoscerla». Quindi quello che cambia è il tipo di turismo culturale? «Questo è un dato di fatto, nel nuovo contesto di ricezione artistica la continuità con la tradizione è spezzata e risolta in grumi locali, e si cerca l'inatteso, l'inaspettato, quello che si può avere la sensazione di avere scoperto da soli. Anche se in realtà è un'illusione, si tratta di strutture molto pubblicizzate, come nel caso di Venarìa. Ma il messaggio è quello di rompere con scelte tradizionali che ci fanno sentire condotti nei luoghi invece di essere noi a scegliere di andare. È una vocazione elitaria per uscire dal turismo di massa, dove mi ritaglio un piccolo spazio, l'illusione di uscire dalla messa in scena consumistica. E poi in Piemonte sono davvero molto bravi a pubblicizzarsi». La Toscana è molte cose diverse , dagli Uffizi secondo museo al mondo a piazza dei Miracoli fino a Arezzo con Piero della Francesca, o Siena o Lucca. Se ci superano realtà oggettivamente minori c'è il sospetto che si dorma sugli allori... «È molto più che un sospetto, e questo a prescindere dal sondaggio. Basta pensare a un luogo di assoluto fascino artistico e di posizione come Pisa, dove le migliorie per la manutenzione della città dovrebbero essere quotidiane. Il problema è reale, se è vero che già nel 1737 quando i Lorena subentrarono ai Medici, le prime pagine scritte dai nuovi inquilini mettevano in evidenza proprio l'atteggiamento un po' trasandato dei toscani. Che certo allora come oggi non sono curati come i piemontesi o i veneti. Di sicuro bisogna riconquistare un senso di coesistenza paritetica con gli altri: da molto tempo ci siamo messi su un piedistallo, ma oggi sono parecchi quelli che sembrano volercelo togliere di sotto». Per migliorare l'appeal della regione e risalire nel gradimento lei punterebbe sul classico o cercherebbe alternative? «Il classico è una ricchezza permanente ma se non valorizzato deperisce e di questi tempi fa presto a scomparire dall'immaginario, quindi va ricontestualizzato. C'è un'idea che da tempo mi gira in testa: si potrebbe proporre un biglietto che dura un anno intero che preveda tutta una serie di sconti e facilitazioni: l'ingresso a tutti i musei della Toscana a prezzo forfettario, e alle strutture dei tanti piccoli paesi ricchi di opere d'arte, e ancora visite guidate, hotel e ristoranti a prezzo convenzionato, uso di mezzi pubblici, di autostrade. Insomma, chi viene in Toscana ha pagato un itinerario a cui accedere senza scadenze, con la possibilità di "scoprire" e avere accesso a realtà piccole e alternative, ma bellissime, come ad esempio Pienza o Cortona. Immaginiamoci su internet che impatto potrebbe avere. Lo so, è un sogno, ma se la Regione avesse avuto la priorità di ridefinire il territorio con una precipua caratterizzazione artistica, sarebbe una realtà. Purtroppo i nostri politici in genere sono più classici del classico, nel senso più deteriore, di usurati: non hanno fantasia. Basterebbe però che si appoggiassero a profondi conoscitori della nostra storia mi viene in mente Salvatore Settis che ha scritto pagine molto belle in difesa del territorio per realizzare un piano completo di ristrutturazione del nostro immaginario, di ciò che la Toscana è per il mondo».