Venti musei dotati di autonomia speciale, che si aggiungono alle due soprintendenze già autonome di Roma e Pompei, con le due new entry delle Gallerie Nazionali delle Marche e dell'Umbria. Ma anche diversi accorpamenti fra gli istituti, a Roma, per esempio dove Palazzo Barberini e Palazzo Corsini diventano le Gallerie Nazionali d'arte antica di Roma, o a Firenze, dove alla Galleria degli Uffizi viene assegnato un intero percorso di musei da Palazzo Pitti al Giardino di Boboli. È stato firmato ieri dal ministro Dario Franceschini, ed è operativo il decreto che provoca una vera e propria rivoluzione nell'assetto e nell'organizzazione dei musei statali italiani. «L'Italia volta pagina» ha commentato il ministro. Di fatto, dopo l'annuncio e le polemiche della scorsa estate, la riforma entra ora nel vivo. Subito dopo le nomine dei nuovi direttori generali del Mibact (una lista a cui sono seguite polemiche, e alla quale manca solo un timbro), con l'arrivo in particolare del nuovo direttore generale dei Musei (si fa il nome di Ugo Soragni, attuale direttore regionale del Veneto) potrà partire il bando pubblico internazionale per la ricerca di nuovi direttori manager. La pubblicazione è attesa entro il 9 gennaio, come ha annunciato anche il premier Matteo Renzi, tanto che per quella data il governo si è già assicurato uno spazio pubblicitario sull'Economist. Ma non saranno i direttori manager le sole novità. Perché con il decreto di riforma, i musei statali verranno svincolati dalla soprintendenze (che si occuperanno di tutela del patrimonio e di ricerca in connessione con l'università) e dovranno dotarsi di un proprio statuto e avere un bilancio, un consiglio di amministrazione, un comitato scientifico, un collegio di revisori dei conti, nonchè rientrare negli standard qualitativi fissati dal direttore generale dei musei. Oltre al fatto che nell'organizzazione dei musei entrano per la prima volta ufficialmente tra le aree funzionali il marketing e fundraising. Insomma, strutture più mdoerne e legate al "mercato". La riforma prevede così la creazione - come accennato - di venti musei nazionali di "prima fascia", ovvero di eccellenza, e cancella nel contempo i venti poli museali presenti in Italia, compreso quello fiorentino (fino ai primi di novembre affidato alla soprintendente Cristina Acidini, che non condividendo le scelte ministeriali relative alla riforma ha lasciato l'incarico potendo accedere alla pensione). Agli Uffizi, che di fatto diventa un super museo, vengono accorpati il Corridoio Vasariano e Palazzo Pitti con i suoi tesori (dal Giardino di Boboli alla Galleria Palatina, dal Museo degli Argenti alla Galleria del Costume, dalla Galleria di Arte moderna al Gabinetto dei disegni e stampe). La Galleria dell'Accademia prenderà invece sotto di sé il Museo degli strumenti musicali del Conservatorio Cherubini che si trova in pratica attaccato alla Galleria (famosa per ospitare il David di Michelangelo e nella quale l'altro giorno sono state inaugurate le tre sale bizantine riallestite). Il Museo nazionale del Bargello sarà invece capofila del gruppo che comprenderà le Cappelle Medicee, la Chiesa e il Museo di Orsanmichele, Palazzo Davanzati e il Museo di Casa Martelli. I tre super musei, come già indicato, saranno autonomi e dovranno dotarsi di un direttore-manager, che non sarà più un soprintendente, ma un dirigente di prima (Uffizi) o seconda fascia (Galleria dell'Accademia e Bargello). Da individuare, come accennato, con l'apposito bando. Naturalmente con la formazione di queste tre super strutture non va a esaurirsi il patrimonio museale del capoluogo toscano. Le circa quaranta restanti (alcune delle quali facevano parte del cancellato Polo museale) confluiscono nel Polo museale regionale di nuova creazione. Che comprenderà luoghi importanti come il Museo di San Marco, il Museo Archeologico, i chiostri, la Certosa di Calci, ville e giardini medicei.