«IL BARGELLO - spiega Bietti - è il museo più bello di Firenze, ma è poco visitato e ha introiti più bassi dei nostri, mentre Orsanmichele e Casa Martelli sono a ingresso gratuito. Mi chiedo: come sopravviveremo, d'ora in poi?». Dieci dipendenti in tutto (direttrice compresa), per di più condivisi con Casa Martelli, «finora ce la siamo cavata solo grazie ai servizi assicurati dal Polo museale fiorentino, a noi come a tutti gli altri musei» dice Bietti. «Capisco la logica storico artistica che ci tiene insieme come musei della scultura rinascimentale, ma avrei capito di più quella economica», conclude. Preoccupatissimo Antonio Godoli, direttore di Orsanmichele: «Va bene che ci unisce la scultura » osserva anche lui, «ma il Bargello è un museo di epoca recente, mentre la storia di Orsanmichele è legata al momento più alto della storia della città, quello della libertà comunale, e sarebbe stato molto più giusto collegarlo al suo cuore storico». Ovvero agli Uffizi. Ai quali, peraltro, ricorda Godoli, «dipendiamo sia per il personale che per gli impianti di sicurezza, alimentati dalla loro centrale operativa. Quanto costerà, ora, unirci al Bargello? E chi pagherà? Il ministero? O Uffizi e Accademia dovranno stornare dei fondi da destinare a chi, da solo, non può farcela? Così, però, vuol dire tornare al Polo museale. E allora, perché abolirlo?». E perplessa è anche Magnolia Scudieri, direttrice del Museo di San Marco, assegnato dalla riforma al nuovo Polo regionale, con la (magra soddisfazione) di esserne, con il Museo Archeologico, «il più importante»: «Spero solo che per tutti questi musei sparsi nell'intera regione, si trovino i fondi che servono, davvero tanti», dice. Scudieri lo ammette: «Ci sarebbe piaciuto andare con la Galleria dell'Accademia ». E non solo perché è a due passi, ma perché, «dal punto di vista delle risorse», dati i notevoli introiti della Galleria che ospita il David di Michelangelo, «saremmo stati tranquilli». Senza contare che, «pur diversi, siamo musei complementari, per pubblico e iniziative, e abbiamo una storia in comune, in quanto sedi, entrambi, dei depositi dei conventi soppressi». Ma niente, l'ispirazione del Mibact non è stata questa. E quale, allora? Se lo chiede anche Giulietta De Rosa, segretaria di Cgil funzione pubblica e beni culturali di Firenze e Toscana: «È vero, il criterio degli accorpamenti sfugge: è economico? Funzionale? Storico artistico? Nessuno lo ha capito. Il ministro Franceschini, oltre a firmare i decreti, dia qualche spiegazione, e garanzie sulla congruità del personale indispensabile per far funzionare la riforma, e sugli investimenti necessari».