Fondazione di mecenati amanti di Venezia investe quasi 4 milioni VENEZIA. Sorseggiare un caffè o un aperitivo con vista sul giardino ottocentesco o sul bacino di San Marco, passeggiare nella serra all'ombra della Biblioteca Marciana e magari entrare in piazza San Marco dal ponte levatoio. Sembra il set di un film in costume, invece è il futuro dei Giardini reali. Oggi il piccolo parco dietro la piazza è in un grave stato di abbandono, ci sono addirittura stipati i carretti di Veritas e all'ingresso sopravvivono, come un residuato bellico, due vecchie cabine telefoniche. E' questo degrado che, invece di spaventare, ha dato forza alla neonata «Venice garden foundation onlus» che si è fatta avanti per restaurare i Giardinetti con 3,9 milioni di euro, raccolti tra mecenati innamorati di Venezia. Ieri, dopo un lungo periodo di trattative tra privati ed enti con competenze sui Giardini (Comune, Provincia, Demanio e Soprintendenza), si è arrivati alla firma della convenzione e nel 2015 partiranno i cantieri. Ci vorranno tre anni per vedere il nuovo look dei Giardinetti reali ma nel 2017 il bunker abbandonato dalla seconda guerra mondiale sarà demolito così come l'edificio che si trova all'ingresso degli ex bagni, le fontane e le fioriere in cemento e il deposito di Veritas. Sarà invece restaurata la Coffee house nel padiglione Santi e sarà realizzata una serra. Tutto il giardino verrà rimesso a nuovo con alberi e piante scelti dagli elenchi botanici ottocenteschi. I progetti della Fondazione non finiscono qui: ripristinerà l'antico ponte levatoio, le cancellate, le balaustre e gli arredi. In cambio, gestirà gli spazi per 19 anni e i proventi ricavati, compresi quelli della vendita di strumenti da giardino logati «Giardini reali di Venezia», saranno investiti nella manutenzione anche, se avanzeranno soldi, di altri angoli verdi della città. «Grazie a questo progetto assistiamo al miracolo della cooperazione tra istituzioni - ha detto il commissario Vittorio Zappalorto - sono orgoglioso ed emozionato del risultato». A differenza del restauro del ponte di Rialto, sponsorizzato dal patron di Diesel Renzo Rosso ma in capo al Comune che di recente ha bandito la gara per i cantieri, ai Giardini i lavori saranno fatti dai privati, aiutati da un Comitato tecnico-scientifico internazionale. «Siamo una onlus, senza scopo di lucro - ha spiegato lo torinese Adele Re Rebaudengo, uno dei fondatori della Fondazione - Il nostro è un progetto virtuoso». La scelta di restaurare un pezzo di Venezia è nata dall'amore per la città lagunare. «A dieci anni venni in gita, mi commossi per l'enorme bellezza, vicina all'assoluto», ha detto. Il progetto di restauro è stato approvato due anni fa dalla Soprintendenza. «È stato difficile trovare chi se ne facesse carico - ha detto la soprintendente Renata Codello ce l'abbiamo fatta, è davvero un bel regalo di Natale». A fine lavori, «sarà imperativo il rispetto dei Giardini», ha aggiunto. Sono parole che hanno dato il là al prefetto Domenico Cuttaia: «Grazie alla Fondazione che si prefigge di tutelare un bene contro la meschinità di chi sporca e imbratta e di chi sfrutta Venezia», ha detto. Una volta riaperti i Giardini, in concomitanza con la Biennale del 2017, saranno organizzati manifestazioni con scuole, università, Biennale, Musei civici.