«LAVORA con noi». Cliccando sul sito del Mart di Rovereto, tra una proposta di tirocinio e un bando per volontari, c'è anche l'avviso di ricerca del nuovo direttore. Gli interessati possono inviare un'email all'account di una società di cacciatori di teste, la Gea, che da quarant'anni lavora con grandi aziende (produttori di pasta, birra, patatine, moda) in cerca di manager. Oggi il numero uno di un museo d'arte contemporanea si cerca così. Chi aspira al posto di Cristiana Collu, in scadenza il 31 gennaio, ha tempo fino al 31 dicembre per proporsi. Rovereto, ma anche Torino, Rivoli e Roma, che ha appena colmato la nuova casella del Polo moderno e contemporaneo(che include il Macro) con la nomina di Federica Pirani. Quello di direttore di museo sembra il mestiere più ricercato in questi giorni. E anche il più pericoloso, visti i budget ridotti all'osso e le difficoltà di un settore che ancora non riesce a "fare sistema". Il Mart consuma il suo passaggio tra le polemiche, dopo la mancanza di progettualità denunciata dalla Collu, le dimissioni di Carlo Feltrinelli dal cda e un comitato scientifico azzerato. Franco Rella, ordinario di Estetica a Venezia, che di quello spazio è stato uno dei fondatori, esprime perplessità: «L'avvicendamento è problematico. Dopo aver raggiunto una dimensione europea, si rischia la provincializzazione. Il direttore sarà scelto dalla presidente Ilaria Vescovi, che ha dichiarato di non sapere nulla di arte, dall'ex sindaco di Rovereto Pietro Monti e dall'imprenditore del vino Matteo Lunelli». Con la nascita dell'Ente unico nella Provincia autonoma di Trento, inoltre, il Mart diventerà uno dei tanti musei della regione, tutti coordinati da un solo cda. Addio autonomia. L'astro nascente destinato a rubare la scena e i fondi al museo d'arte contemporanea è il Muse, il museo della scienza di Trento, che conta su un incredibile exploit: più di 700mila visitatori in 16 mesi di attività e un impatto economico sul territorio valutato in quasi 51 milioni di euro. Continua Rella: «È chiaro che un cda tutto locale valorizzerà una realtà come il Muse a vocazione didattico-turistica: diventerà l'alternativa estiva ai mercatini di Natale. Le mostre del contemporaneo, escluso Bacon, non attraggono migliaia di visitatori». A Torino invece il nuovo direttore deve conoscere le lingue: il bando, anzi la "chiamata internazionale", è stata lanciata in inglese. Per la prima volta una sola figura guiderà la Gam e il Castello di Rivoli, dove lasciano rispettivamente Danilo Eccher e Beatrice Merz. La società Praxi valuterà i curricula (da inviare entro il 14 gennaio) e proporrà una lista di selezionati a una commissione di esperti internazionali ancora anonimi. Non ci sono particolari requisiti richiesti: tanto meno titoli di studio e pubblicazioni. Tutto bene così? Niente affatto: secondo il presidente di Rivoli, Giovann Minoli, il bando non avrebbe il placet del cda del museo. «Esprimiamo il nostro scetticismo nei confronti di una call internazionale dalle clausole poco chiare», ha detto Minoli. Ma non è finita: ieri la Regione Piemonte, proprietaria di Rivoli, ha smentito Minoli: «Opinioni personali». Per la Regione il cda ha espresso una posizione favorevole al bando votata all'unanimità. Insomma, è caos interno. Spiega Patrizia Asproni, presidente della Fondazione Torino Musei: «Solo in Italia vengono fuori queste critiche: la "chiamata" prende a modello gli standard internazionali. Nessuno più chiede un titolo di studi specifico, il nostro riferimento è tutto il mondo: un istituto d'arte orientale è completamente diverso da una laurea ad Harvard. È evidente che un background accademico sia necessario. Sceglieremo chi avrà un progetto migliore per la Gam e Rivoli, che devono mantenere un'identità separata. Molti musei in Italia sono rimasti spiazzati nel momento in cui i contributi pubblici sono venuti meno. A Torino c'è una volontà di rilancio e chi verrà non sarà lasciato solo nella ricerca dei finanziamenti». Ma quali caratteristiche deve avere il direttore di un museo, oggi che costretto a guardare alla raccolta fondi più che alla programmazione delle mostre? «Deve capire il contesto», dice Gabriella Belli, direttore dei Musei Civici di Venezia. «Questa coincidenza astrale che vede al cambio di direzione più posti chiave del contemporaneo in Italia può essere una straordinaria occasione. A Torino la sfida è più facile: la Gam e Rivoli possono dialogare bene. A Rovereto bisogna comprendere il territorio e l'eccezionalità senza competitor che il Mart ha rappresentato finora. Il Macro e il nuovo polo romano, invece, hanno un'identità da costruire. Le risorse economiche sono venute a mancare dappertutto, ma l'aspetto più importante rimane avere un progetto. Senza un progetto, non ci sono visitatori e si finisce per impoverire anche l'autofinanziamento». Senza un progetto e senza un sistema che funzioni anche il contemporaneo, in Italia, diventa preistoria.
Se non serve il curriculum per dirigere un museo
Il Mart di Rovereto sta cercando un nuovo direttore, mentre il Muse di Trento ha già trovato il suo nuovo direttore. Il bando per il direttore del Mart è stato lanciato da una società di cacciatori di teste, la Gea, che lavora con grandi aziende. Il nuovo direttore del Mart dovrà avere un progetto per il museo e capire il contesto del territorio. Il Muse di Trento ha già raggiunto 700mila visitatori in 16 mesi e ha un impatto economico significativo sul territorio. Il direttore del Muse dovrà avere un progetto per il museo e capire il contesto del territorio. A Torino, il nuovo direttore della Gam e del Castello di Rivoli dovrà conoscere le lingue e avere un progetto per i musei.
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