«L'ITALIA volta pagina»: non è con understatement che ieri Dario Franceschini ha presentato il decreto sui musei. È vero che il ministro ha condotto in porto il progetto(di Massimo Bray) che prevede venti musei finalmente dotati di autonomia di bilancio e di ricerca: ma nemmeno alla vigilia di Natale si può credere che ciò basti. Se qualcosa, davvero, cambierà lo si vedrà semmai quando usciranno i bandi, e poi i nomi dei vincitori. L'alternativa è chiara: se i direttori saranno tecnici (storici dell'arte o archeologi) di indiscusso valore e di standing internazionale (non importa se italiani o no), allora staremo andando verso il Louvre o il British Museum. Se invece saranno mezze figure scelte per l'appartenenza e non per la competenza, avremo spinto anche i grandi musei pubblici verso la deriva provinciale e lottizzatoria dei musei-fondazione qui descritta da Dario Pappalardo. Gli ultimi segnali non sono dei più incoraggianti. Con le nomine dei direttori generali del Mibact, Franceschini non ha toccato i veri centri di potere interni, e ha affidato l'Architettura a chi ha devastato il Vittoriano con un ascensore che si vede fin da Piazza del Popolo; la Ricerca a chi avallò l'acquisto di un Michelangelo-patacca pur di compiacere Bondi; tutti i musei italiani a un architetto... e si potrebbe continuare. Ed è inquietante apprendere che il Consorzio di Venaria Reale ha ritirato il bando internazionale per la ricerca del suo direttore, perché il Mibact caldeggiava la nomina diretta dell'attuale Direttore regionale del Piemonte: come è poi puntualmente accaduto. Difficile non concordare con l'International Council of Museums, per cui questo colpo di mano romano «contraddice i principi ispiratori della riforma e rischia inoltre di demotivare i professionisti, interni ed esterni al Ministero, intenzionati a concorrere alla direzione di alcuni importanti musei italiani». E a poco serve che Franceschini ora annunci che il direttore scientifico, quello si cercherà davvero con un bando. D'altra parte, i veri direttori di museo sono dei provvidenziali rompiscatole: perché sono liberi. Come Marco Pierini, che in queste ore ha esemplarmente abbandonato la guida della Galleria Civica di Modena perché il sindaco Muzzarelli aveva unilateralmente deciso di adibirne una delle sedi a showroom di prosciutti e aceti balsamici. Per non rischiare, il sindaco di Firenze ha appena affidato i musei comunali all'ex responsabile dei cimiteri: come dire, mettiamoci una pietra sopra. Ecco, per i venti musei statali non deve finire così.