Un potenziale turistico e scientifico sprecato. La Domus Mazziniana di Pisa, inaugurata da Napolitano nel 2011, è chiusa dal 2013 e il suo patrimonio librario è relegato in un magazzino all'interno di 1.200 scatole non consultabili finché rimarranno lì. Il commissario Fabio Beltram: «Potrebbe gestirla la Normale, senza una svolta dal Ministero sono pronto a dimettermi». Pisa. In attesa che la burocrazia faccia il suo corso, la Domus Mazziniana di Pisa resta chiusa. Così come restano chiusi ad ammuffire (in un magazzino che costa 26 mila euro l'anno) la maggior parte dei volumi e documenti che erano qui raccolti fino a qualche anno fa. Ieri abbiamo ottenuto che ci venissero aperte le porte della Domus per constatare quale potenziale turistico e scientifico venga sprecato. Il nuovo allestimento di museo e biblioteca, costato oltre 2 milioni con tanto di spot sulle reti Rai, era stato inaugurato nell'ottobre 2011 alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La casa in cui morì il dott. Brown, pseudonimo con il quale Giuseppe Mazzini decise di passare il suo ultimo mese di vita a Pisa, è stata dichiarata monumento nazionale nel 1910. Quasi completamente distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale, l'edificio è poi stato ricostruito e quindi gestito da un ente di diritto pubblico grazie ad una legge firmata dal presidente Einaudi nel 1952. Per molti anni la Domus è rimasta aperta grazie alla volontà dei vari Ministeri e che distaccavano qui un docente scolastico. E gli studiosi hanno potuto così consultare un patrimonio che consta di 40 mila volumi, una collezione completa della GiovineItalia, 3 mila testate periodiche, oltre a documenti originali di fondamentale importanza per il Risorgimento, come le mille lettere autografe di Mazzini o l'unico spartito musicale da lui composto. Qui si conserva inoltre, in una stanza dedicata, l'unica copia manoscritta del famoso Giuramento scritto di proprio pugno da Mazzini. Nei primi anni '90 arriva il primo commissariamento con Luciano Modica, sostituito nel 2003 da Marco Paoli. E nell'ottobre 2011 la grande inaugurazione del museo multimediale. Intanto però il patrimonio librario e archivistico è stato quasi tutto spostato in un magazzino a Perignano, dove resta confinato all'interno di 1.200 scatole che gli stessi studiosi della Normale hanno decretato come «non consultabile» fintanto che rimarranno lì. Nonostante l'ingente investimento per la ristrutturazione della Domus sembra infatti che né Ministero, né architetto, né l'allora commissario Paoli abbiano mai pensato al modo con cui rendere accessibili documenti, riviste e volumi (se non per quei pochi esemplari ospiti della piccola biblioteca a fianco del museo). E arriviamo al nuovo commissario straordinario, Fabio Beltram, direttore della Scuola Normale Superiore, che viene nominato nell'ottobre del 2012. «Il motivo per cui venni nominato spiega Beltram è che come Normale avevamo offerto al Ministero la nostra disponibilità a valorizzare la Domus e il suo patrimonio». Poi però arrivano i tagli e il Ministero decide di non distaccare più il proprio personale per l'apertura della Domus. Nel frattempo Beltram scopre che l'edificio è sprovvisto sia dell'agibilità che dell'obbligatoria certificazione antincendio. «Quando l'ho saputo sono rimasto molto sorpreso, anche perché queste certificazioni mancavano non solo al momento della visita di Napolitano, ma non ci sono proprio mai state». E così nel novembre 2013 la Domus chiude le sue porte mentre Beltram si rifiuta di «erodere le risorse della Domus senza alcuna garanzia sulle prospettive». Intanto il commissario è in costante contatto con il Mibact a cui chiede insistentemente che la gestione della Domus venga affidata alla Scuola Normale. «Per il nostro sistema archivistico e bibliotecario spendiamo ogni anno oltre 3 milioni di euro spiega per cui prendere in gestione la Domus sarebbe una spesa minima sul budget totale». Il direttore si è infatti reso disponibile ad ospitare il patrimonio della Domus in un nuovo edificio in cui la Scuola si sta espandendo in piazza dei Cavalieri. Inoltre sarebbe anche disposto a dislocare presso le sale di via Mazzini due suoi dipendenti (il minimo personale necessario adesso che la struttura è a norma), senza ulteriori costi da parte del Ministero. Ma i ministri cambiano, e dopo i primi colloqui con Oranghi, gli intendimenti con Bray, ora è la volta di Franceschini. «Al Ministero avevo indicato la data di ottobre (2014, ndr) come scadenza per rispondere a questa mia proposta conclude Beltram ma poi Franceschini mi ha spiegato che sono in piena fase di ristrutturazione e che a breve cambieranno dirigenti e strutture museali. Sono comunque pronto a dare le mie dimissioni se la risposta non arriverà in tempi brevi». Adesso Beltram ha ottenuto tutte le certificazioni necessarie per poter aprire, mentre alla Domus arrivano lettere, riviste e bollette di luce, acqua, gas e telefono. Tutto funziona alla perfezione. Ma la Domus resta chiusa.