A due anni e mezzo dal disastroso terremoto, nella Diocesi di Mantova sono state ormai riaperte tre chiese su quattro. Ma 30 edifici sacri feriti dal sisma aspettano ancora che le porte siano nuovamente varcate dal vescovo e dai fedeli nella reinaugurazione nonostante l'enorme mole di lavoro fatto da quando, fra maggio e giugno 2012, la terra tremò come non mai nella nostra provincia. Solo per quattro di questi edifici sacri, le situazioni più gravi definite di "codice rosso", la necessità economica è di circa 20 milioni. Altri 5 servono per i restanti 14 cantieri ancora da appaltare. A fronte di questo, ci sono cento edifici che sono stati riaperti dopo le verifiche, i consolidamenti, i restauri necessari con un costo che ha superato i 50 milioni mentre dodici cantieri sono in corso e porteranno nel giro dei prossimi mesi ad altrettante riaperture. Una corsa contro il tempo perché anche tenere chiusi gli edifici ha un costo. Serve monitorare i ponteggi, i legni, le parti in ferro fermare gli eventuali degradi delle murature. Una spesa che si assomma a quelli dei cantieri in essere e a quelli da aprire. Nessuno tira il fiato. Sin dal primo giorno il vescovo, monsignor Roberto Busti, lo aveva detto: vogliamo pesare meno possibile sulle comunità; si pensi ha chi non ha più una casa o un lavoro. Pian piano la diocesi di Mantova ha raccolto i dati sugli effetti delle potenti scosse su edifici, la maggior parte in mattoni e con oltre un secolo di vita di media. Sono risultate danneggiate, in modo più o meno grave 124 chiese sulle 302 esistenti e 5 altri edifici di proprietà della Diocesi (Museo diocesano o fabbricato sede del Redentore per fare due esempi nel capoluogo). Mentre la struttura tecnica in Curia procedeva alacremente a predisporre i necessari progetti, partiva una straordinaria gara di solidarietà che ha visto migliaia di persone, anche non credenti, dare il proprio contributo per curare questo patrimonio non solo religioso, ma anche storico, architettonico e sociale, della nostra provincia. Una gara di solidarietà che ancora oggi continua come documenta puntualmente il sito internet www.aiutamantova.it. Per coloro che volessero fare offerte in denaro, le coordinate sono rimaste le stesse: BIT44 C 05204 11503 000000000743 causale Le nostre chiese, la storia di tutti. «Le necessità sono tante spiega Alessandro Campera, architetto della diocesi . Ed i costi stimati superano di gran lunga le nostre disponibilità. Inizialmente si era indicato in circa 80 milioni il costo delle opere necessarie, ma stiamo rivedendo i conti in questi giorni. La scelta è stata da subito quella di riaprire le chiese che necessitavano di meno impegno. Ora ci restano le quattro chiese più gravi, Quistello, San Giovanni, Moglia e Bondeno, che da sole necessitano di circa 20 milioni. Di queste abbiamo già i progetti preliminari e le linee guida approvate dalla Sovrintendenza. Abbiamo fatto richiesta dei fondi dell'8 per mille, ma non è facile».