CON LA VENDITA di 700 alloggi, per un valore complessivo non inferiore ai 175 milioni di euro, si avvia il piano di dismissione del patrimonio immobiliare del Comune definito «non strategico e disponibile»: quello che, cioè, non rientrava nei programmi di edilizia residenziale pubblica ma è stato trasmesso per altre vie (acquisto, donazione, cessione da enti disciolti) ed è composto in prevalenza da fabbricati antichi, alcuni dei quali di particolare pregio. La prima fase dell'operazione - lotto 1 e 2 - riguarda case, terranei, locali commerciali e fondi rustici situati in massima parte nel centro storico ma anche fuori città. I tempi? Entro fine mese sarà portata in Giunta la delibera che fissa i prezzi in base alle quotazioni di mercato. Da quel momento, gli affittuari avranno 60 giorni per far valere il diritto di prelazione e beneficiare dello sconto del 30 per cento; trascorso questo termine, gli immobili non richiesti andranno l'asta e il nuovo proprietario avrà comunque l'obbligo di attenersi alle condizioni di locazione praticate dal Comune. «Il progetto è improntato alla massima trasparenza - spiega l'assessore al patrimonio Ferdinando Balzamo - e si propone due obiettivi: il recupero dei fabbricati antichi e, dal punto di vista sociale, l'offerta di un'opportunità di acquisto alle cosiddette "fasce deboli"». Fin qui gli alloggi. Ma a che punto siamo con gli altri tre lotti inseriti nel piano due anni fa, quando per la prima volta veniva tracciato uno schema di dismissione del patrimonio comunale? Di vendita, per adesso, non si parla. Ma ci sono novità per un immobile inserito nel terzo lotto, quello di maggior pregio, quello che comprende complessi come Sant'Eligio, il Carminiello, l'insula di San Giovanni Maggiore Pignatelli. Per Villa Cava a Marechiaro (residenza anni '50 di 600 metri quadri su due livelli, panorama mozzafiato, ridotta a un rudere) è stata indetta una gara di locazione - scadenza 12 giugno - che prevede l'obbligo di restaurare l'edificio e destinarlo alla funzione indicata dal Comune: struttura ricettiva per la promozione e lo sviluppo di scambi imprenditoriali, commerciali o diplomatici a livello nazionale e internazionale. Il contratto, durata nove anni, potrà essere rinnovato alla prima scadenza per un uguale periodo; il canone (10.062 euro mensili) verrà corrisposto a partire dal decimo anno, per consentire l'ammortamento delle spese di recupero funzionale del complesso. In affitto e non in vendita, con obbligo di restauro, destinazione d'uso fissata dal Comune. La gara per Villa Cava è una sorta di esperimento-pilota: se dovesse incontrare il favore dei privati, potrebbe essere riproposto per gli immobili di maggior valore storico-architettonico e offrire garanzie di tutela là dove la parola «dismissione» evoca il fantasma del monumento trasformato in fast-food.