Dinanzi a quella carismatica folla, negli anni, si son lavorate foglie di tabacco, hanno belato greggi e, si racconta, perfino ragliato asini. I grossi fori nei pilastri della Cripta dei Santi Stefani- la si raggiunge dalla provinciale Maglie- Castro, una trentina di km dal Capo di Leuca- raccontano bene di quelle travi a sostegno dei telai che incorniciavano foglie stese come bucato ad asciugare. Di giorno al sole, di sera, sotto qualunque tetto. Siamo nel parco archeologico di Vaste, frazione di Poggiardo in provincia di Lecce. Qui il cielo è circa un metro sotto il piano di calpestio. Qui, nella cripta dei Santi Stefani, scavata nel banco roccioso, tra qualche giorno rivisitabile (info per visite guidate al n. 800551155). Ma non chiamatele "basiliane" le cappelle rupestri ipogee come questa, databile intorno all'anno Mille (Basilio visse tra il 330 ed il 379 d. C.): una settantina di metri quadri, tre ingressi ad arco per tre navate divise da quattro pilastri quadrangolari che sottendono archi, nicchie a profilo curvo nelle pareti laterali e chissà perché, all'esterno, i bagni pubblici messi lì, così vicini, nei primi anni 2000. Piuttosto, è singolare il motivo della sua dedicazione: nel prezioso ciclo di affreschi murari, appare rappresentato per ben tre volte il protomartire Stefano. Per la verità, per ben due volte è raffigurato sant'Antonio e per altrettante santa Caterina ma i documenti attestano come più radicata la prima dedica. E così la committenza colta di questa ekumene bizantina del Salento chiedeva che l'immagine venisse riaggiornata nel tempo, quando si sbiadiva. Accanto alle repliche di Stefano, secondo un progetto originario coerente, ci sono Francesco, Pietro, Gregorio, Eligio, Giorgio. Un drappello di una cinquantina di eletti. Un mix di ieraticità d'Oriente ed Occidente di cui questo tacco d'Italia conserva ancora molti caratteri, mentre già con il sinodo del 1583, il vescovo spagnolo di Otranto Pietro de Corderos bandiva qui il rito greco. "Quello dei SS. Stefani è uno straordinario ciclo pittorico", spiega Rosa Lorusso, funzionario della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Puglia. La storica dell'arte ha firmato il progetto e diretto i lavori di approfondimento e diagnostica dei fenomeni di degrado che erano in atto nella cripta, finanziati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed appena terminati. Dal 2008 ad oggi, circa 100.000 euro. Ad eseguirli la ditta fiduciaria dell'ente ministeriale, la Lorenzoni Restauri. "Appartengono alla prima fase decorativa, ai secoli X-XI d. C., le immagini di apostoli, santi e Cristo benedicente: in stretta analogia con la pittura bizantina delle altre province dell'Impero, specie della Cappadocia e poi della Tessalonica ed in genere greche. Sono riconducibili invece al XIV secolo altre figure- specifica-, immagini iconiche di S. Nicola e della Vergine con Bambino e soprattutto la Vergine con nimbo stellato, secondo la visione apocalittica di S. Giovanni: è datata 1376 ed è un'immagine assai rara nel panorama pittorico pugliese, ancor più di una cripta. Interessante la citazione di un donatore. Raffigurazioni spesso accompagnate da figurette di donatori e scritte votive funerarie in greco". Su una lapide del X-XI secolo, non più in sito, era nominato un prete: "Stefano di Antiochia, qui sepolto". Un'altra ipotesi sulla dedicazione. "Oggi- continua la Lorusso- abbandonata l'attribuzione di queste cripte all'eredità basiliana, si è sposata la tesi della loro destinazione funeraria legata alla vita di villaggi sviluppatisi a partire dal IX secolo d. C.". Una sovrapposizione di progetti, maestranze e fedi. In origine greche, poi via via locali, che ne avevano acquisito i linguaggi. Negli ultimi decenni la cripta aveva subito interventi un po' maldestri: la coibentazione del tetto, perfino l'installazione di infissi a nuove prese di luce ed aria. "Dai primi anni 2000 ci si è resi conto di quanto il microclima all'interno della cappella fosse stato stravolto e che le condizioni degli affreschi stessero peggiorando gravemente a causa dei repentini mutamenti microclimatici e di aerazione: abbiamo dovuto stabilizzarli". Le nuove fonti di luce avevano favorito il proliferare di microrganismi e vegetazione. Lo strato preparatorio e di supporto al dipinto era corroso. "Disgregazioni tali- contina la Lorusso- per cui la pellicola pittorica si reggeva quasi sul vuoto. Bisognava prima di tutto elaborare uno studio accurato del suo contesto. Anche grazie agli esperti dell'Istituto Centrale del Restauro, si è compreso che gli scollamenti erano dovuti anche a particolari correnti d'aria che s'incuneavano soprattutto nella zona absidale. Certo, avremmo voluto che il Comune di Poggiardo ci avesse affiancato nei lavori, per esempio per la sistemazione delle canaline degli scoli. E invece nulla. Quindi abbiamo dovuto pensarci noi". Così, con Maurizio Lorenzoni ed i suoi esperti, negli anni si è dovuto lavorare nella logica di interventi minimi. "Abbiamo provveduto alla disinfestazione dell'intero ambiente e del ciclo pittorico- spiega il restauratore- liberandolo dai depositi di varia origine biologica che si erano insediati su superfici affrescate, banco roccioso e pavimento, rimuovendo stuccature eseguite in passato, inopportune ed esteticamente incoerenti rispetto al contesto, tra l'altro divenute instabili". E se è vero che un finanziamento per il restauro estetico vero e proprio è per ora solo negli auspici, è anche vero, conclude Lorenzoni, che "dove opportuno, sono state eseguite tutte le necessarie operazioni di consolidamento e fissaggio dell'intonaco e della pellicola pittorica e che nei molti casi in cui le stuccature risultavano debordanti sulla superficie dipinta, la loro rimozione ha permesso di recuperarne porzioni". Maria Paola Porcelli .
Cripta dei Santi Stefani a Poggiardo
Il parco archeologico di Vaste, in provincia di Lecce, ospita la cripta dei Santi Stefani, una cappella rupestre ipogea databile all'anno Mille. La cripta è caratterizzata da tre ingressi ad arco per tre navate divise da quattro pilastri quadrangolari e da nicchie a profilo curvo nelle pareti laterali. La decorazione interna è costituita da un ciclo di affreschi murari che rappresentano il protomartire Stefano, sant'Antonio, santa Caterina e altri santi. La cripta è stata oggetto di interventi di restauro, finanziati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per stabilizzare gli affreschi e ripristinare il microclima all'interno della cappella.
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