Su quel volto di pietra alto una decina di metri che come un antico guardiano d'argini osserva il letto del fiume resta il mistero. Se sia stato modellato nei millenni dalla natura o scolpito dall'uomo che possa avergli attribuito anche un significato religioso, nessuno sa dirlo. Siamo a poche centinaia di metri dal nuraghe Alba, sull'altipiano del Golgo, in Ogliastra, a centoquaranta chilometri a Nord est di Cagliari che si percorrono attraversando calanchi e speroni di roccia improvvisi; ci si incunea tra strapiombi e curve che sembrano alpine mentre appaiono improvvise pareti verdi nelle declinazioni d'autunno. É una rara lingua di asfalto quella che penetra questo paesaggio arcaico percorrendo l' Orientale Sarda sino a Santa Maria Navarrese, frazione di Lotzorai affacciata sul Golfo di Arbatax dove il "marina" ben attrezzato può ospitare tutto l'anno oltre trecento imbarcazioni. E tra olivastri millenari pregni di salsedine e la bella chiesetta spagnola dell'undicesimo secolo dal tetto in canne di fiume dedicata a san Nicola, capisci subito che sei in luoghi rispettati e tutelati in primo luogo dagli stessi abitanti: gli orgogliosi sardi. Questa è una Terra dove si permette alla modernità lo stretto necessario, quanto domanda quel turismo che o villaggio o superesort o niente; terra dove il tempo ha un orologio diverso e le contaminazioni inutili per lo più non si fanno attecchire. Ed ora che la confusione delle vacanze a tutti i costi è passata, disponibilità e gentilezza discrete di questa gente sono ancora più dolci. Lo hanno ben capito i Nord europei in genere che arrivano anche in autunno dall'aeroporto di Cagliari. E li vedi con gli occhi che brillano prenotare settimane di trekking o bianchi come latticini a godersi il litorale di sabbia e ciotoli e calette, solo il rumore del vento tra i rami dei pini e degli olivastri- da cui il nome della nuova Provincia- affacciati sul mare a fare da ombrelloni al piccolo centro presidiato dalla cinquecentesca torre di guardia spagnola. E' la terra del vino Canonau e del Vermentino (da Santa Maria, in un'oretta si arriva alla Cantina Sociale di Jerzu magari facendo poi tappa alle grotte Su marmuri tra i paesini di Ullassai ed Osini). Questo è il tempo delle grandi braci cui sacrificare maialini da latte e capre che profumano di erbe selvatiche. Che la natura è preservata lo capisci dal profumo di ginepro e di timo e di menta, folate di essenze che assalgono al tramonto su questa terra brulla, qualche volta rossa come le rocce di porfido (come Is scoglius Arrubius) che spuntano improvvise nel mare turchese; terra argillosa o bonificata, calcarea. Te ne accorgi dal volo dei gabbiani corsi o delle aquile reali capaci volare in picchiata e rapire capretti. La natura qui non parla ma urla ed è un urlo silenzioso. Soprattutto sul Golgo dove si raggiunge questo volto che un po' ricorda le statue dell'isola di Pasqua dopo una discesa impervia, avendo per riparo allo strapiombo rami di ginepro contorti e sbiancati dal sole, ridotti sapientemente ad improvvisati passamano. Arrivi su questo altopiano incantato risalendo a Nord ovest da Santa Maria Navarrese. Una mezz'oretta per una decina di chilometri sulla statale 125 sino a quel presepe che è Baunei che si trova a 480 metri sul livello del mare, magari con il fuori strada guidato da Roberto della Cooperativa Goloritzè (cell. 368.7028980; http:www.coopgoloritze.com). Gente nata e cresciuta nel territorio di cui conosce tradizioni, cultura, lingua (e non dialetto, tiene a precisare!), passo passo ogni sentiero, il più sterrato e arduo. Li vedi arrampicarsi come stambecchi tra massi, ripidissime pareti calcaree e valli carsiche o salpare per mare a farti conoscere le splendide insenature in cui sfociano i torrenti nati nel Supramonte: Cala Goloritzé, Cala Sisine, Cala Luna e Cala Mariolu. E' chiamata così perché i ponzesi, vedendo sparire di lì il loro pescato, avevano pensato ad un mariuolu, ad un ladro, invece che alla foca monaca che viveva nella grotta accanto. Belle storie che accompagnano chi vuole percorrere questa regione. Circa cinque chilometri lungo la salita che porta da Baunei all'altipiano del Golgo, poi, stando ben attenti al traffico...di asinelli sardi e buoi, d'obbligo la visita al nuraghe Co' e Serra: domina la valle con la sua struttura che deroga alla conicità per adattarsi alla roccia. Tutt'intorno, ai piedi dell'altura presidiata da queste architetture sarde che furono case e fortezze, ancora visibili le circonferenze delle capanne circolari che completavano il villaggio preistorico. Importante anche la tappa alla voragine carsica Su sterru, Manumento Naturale e tra le più profonde d'Europa con i suoi 279 metri. La si raggiunge attraversando le pozze d'acqua naturali dette As piscinas, tra cespugli ad albero di mirto, lecci e l'imperante olivastro ora carico di frutti. Da visitare, ancora nel territorio di Baunei, la chiesetta di San Pietro con i caratteristici ripari per i pellegrini forestieri e le loro greggi mentre una decina di chilometri a Sud ovest di Santa Maria Navarrese, nei dintorni di Triei, degni di una tappa sono il complesso nuragico di Bau Nuraxu e la valle che accoglie la Tomba dei giganti di Osono risalente al 1600 a. C.. Poche centinaia di metri e si può anche avere idea di sapori antichi ed unici, emozioni del gusto come quelle che offre Piscin'e Janas (cell 340. 4853401): grandi braci, culurgiones (un po' ravioli ed un po' gnocchi di patate al pecorino e menta). Si sciolgono in bocca come i prosciutti ed formaggi tipici. E poi la verdura selvatica, i dolci alle mandorle, i liquori fatti in casa e le seadas: una sfoglia dolce fritta condita con miele e scorzetta di limone ed una farcitura di formaggio acido. Per conoscere la più autentica cucina sarda e non dimenticarla più. Maria Paola Porcelli
Corriere della Sera
8 Ottobre 2012
✓ Entità verificate
Ogliastra
MA
Maria Paola Porcelli
Corriere della Sera
Il testo descrive la regione dell'Ogliastra, sull'altipiano del Golgo, in Sardegna, e le sue caratteristiche uniche. La regione è nota per il suo paesaggio arcaico, le sue tradizioni e la sua cucina autentica. Il testo descrive il nuraghe Alba, la chiesetta di San Nicola, il Golgo, la valle del fiume, le insenature del mare, il Supramonte e la cucina locale. Il testo è scritto in un tono ammirativo e apprezzativo, e descrive la regione come un luogo unico e speciale. Il testo è anche un invito a visitare la regione e a scoprire la sua bellezza e la sua autenticità.
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