Baratti: il Parco incassa, ma la lotta all'erosione rischia di fallire ostacolando il riconoscimento BARATTI (Piombino). Qua ad ogni scirocco si scopre una tomba. Il mare allarga le proprie sponde, divora la riva e riporta alla luce l'ultima dimora di qualche nobile etrusco, forse un sacerdote. Sta in queste onde che gonfiano e distruggono il futuro incerto di Baratti, diviso tra la lotta finora inutile contro l'erosione e l'ambizione di diventare patrimonio dell'umanità certificato. La pratica per essere promosso a sito Unesco è agli albori di un procedimento molto lungo e complicato ma intanto è stata presentata, mentre la gestione registra incassi record e università da tutta Italia lavorano sulle chiese, la necropoli e l'acropoli. Studi prestigiosi per quest'area del promontorio di Piombino, considerata una delle più importanti in tema etrusco. Solo che la griffe Unesco porta con sé diversi oneri: i commissari europei infatti sono molto severi in campi come la qualità e il miglioramento costante dei loro parchi. Quindi le probabilità di entrare tra i tesori del pianeta calano notevolmente se ogni inverno vento, pioggia e mare rovinano coste e reperti. «Serve un lavoro di squadra» dice il coordinatore del Parco Archeologico di Baratti e Populonia, Marta Coccoluto. E forse il problema sta proprio qui: finora gli inefficaci metodi sono stati condotti in modo distinto da Parco, Comune e Soprintendenza dei Beni Culturali. Tre azioni diverse. E tre fallimenti.Passeggiandoci in questo periodo Baratti sembra un porticciolo fantasma. I bar son chiusi o al massimo c'è qualche operaio impegnato in lavori di manutenzione in vista della prossima estate. Il periodo delle visite è concluso da circa un mese e fino a inizio 2015 non riprenderà. Le uniche anime che si trovano in giro sono qualche pescatore e un uomo con il caschetto giallo che manovra un piccolo escavatore. Su è giù con le leve, mettendo in ordine i sacchi cosiddetti anti erosione per la seconda volta dall'inizio dell'autunno. A metà novembre infatti una mareggiata ha spazzato via la prima barriera grigiastra arrivando fino alla riva. Ma l'erosione non è un problema solo dal punto di vista strutturale: colpisce anche il lato archeologico. «L'università dell'Aquila sta portando avanti degli scavi nella chiesa di San Cerbone e a ogni mareggiata deve sospendere perché si allaga tutto continua il coordinatore Così come una parte della necropoli va sott'acqua ad ogni libecciata». Eppure negli anni ci sono stati molti tentativi di vincere questo fenomeno naturale che piega tutte le coste del sud toscano. Nel 2012, ad esempio, furono installati ben 43 moduli di geotessuto (i sacchi), accompagnati da barriere subacquee di sabbia che nei programmi avrebbero limitato l'erosione. Un intervento da diverse decine di migliaia di euro, andati in fumo. Anzi, in mare, come del resto nei comuni limitrofi. «Andiamo avanti con soluzioni tampone che non risolvono nulla» dice Coccoluto, che almeno può consolarsi con quel che avviene a terra. Il 2014 infatti è stato l'anno del record con ben cinquantamila visitatori. Un traguardo che si aggiunge ai progetti ambiziosi già messi in piedi, come la ricostruzione di un tempio dell'acropoli, grazie a un mix di esperti d'Italia e Francia, o la riapertura del Santuario delle Logge dedicato a Venere. Tutti punti a favore per la candidatura Unesco. Ma prima va sconfitta l'erosione. «Occorre ripensare tutto il lungo costa di Baratti conclude Coccoluto e per riuscirci l'unico modo è fare squadra tutti assieme: Parco, Comune e Soprintendenza, unendo risorse e competenze».