Sfere di marmo rotanti sotto i piedi del gigante di Michelangelo, per assorbire le scosse. L'ex soprintendente al Polo museale fiorentino Cristina Acidini in un'intervista al Corriere Fiorentino parla della soluzione progettata dai tecnici dell'Enea e già adottata per la sicurezza dei Bronzi di Riace: «Sarebbe la migliore anche per il David. Dal 2003 studiamo la sua stabilità». Il gigante fragile più fotografato e imitato al mondo è sotto osservazione dal 2003. Da quando a ricordarlo oggi è l'ex soprintendente Cristina Acidini che al David di Michelangelo ha accordato sempre attenzioni particolari fu chiaro a tutti che quell'opera aveva proprio bisogno di cure e attenzioni speciali. Proprio quelle che si riservano alle creature più delicate. La ragione era stata lei stessa a spiegarla anni fa quando, nel 2009, partiva una delle tante campagne di monitoraggio della scultura simbolo, a torto o a ragione, dell'arte fiorentina. L'opera, nata già come un'azzardata scommessa michelangiolesca visto che fu realizzata con del marmo ritenuto già all'epoca di scarsa qualità e quindi particolarmente fragile è pesante ben 5,57 tonnellate. Un struttura importante che poggia interamente sulle esili caviglie dell'eroe che sono anche le parti più delicate dell'intero blocco di marmo. È lì che negli anni sono state ravvisate delle crepe, piccole fenditure indotte oltre che dal peso della statua anche dall'inclinazione assunta dall'eroe quando si trovava ancora nella sua collocazione originaria e cioè in piazza della Signoria. Ovvio che il sisma di questi giorni abbia preoccupato un po' tutti, da Roma a Firenze e «bene dice ora Cristina Acidini che il ministro Franceschini si impegni a finanziare la realizzazione della pedana antisismica». Un supporto protettivo di cui, per altro, si parla da anni. È la stessa ex soprintendente, però che, mentre plaude all'iniziativa del ministro dei Beni culturali, dà una seppur blanda rassicurazione. «Da quando il David è stato sottoposto a ripetuti esami di stabilità ricorda era il 2003, non c'è stata alcuna progressione né in altezza, né in larghezze delle crepe ravvisate nelle sue caviglie». La diagnosi non è così nera. «E voglio aggiungere che all'indomani del terremoto dell'Emilia, nel 2012, un esame analogo fu fatto nei principali monumenti della città e l'esito anche in quel caso era stato abbastanza rassicurante. Ma certo è il suo ragionamento questo non vuol dire che si possa abbassare la guardia. Un evento importante come un forte terremoto potrebbe rappresentare un trauma importante se non insostenibile per quell'opera». Quando era ancora in carica lei stessa, in forza di questo ragionamento, si era occupata di valutare quali potessero essere le soluzioni preferibili per proteggerla. «In un primo tempo si era pensato di rivolgerci a un'équipe di giapponesi continua visto che loro sono campioni quanto a interventi antisismici, ma poi si decise di optare per l'Enea». La ragione? Proprio i tecnici e gli ingegneri dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile avevano già progettato qualcosa di simile per i Bronzi di Riace. «In seguito al nostro appello aggiunge si sono attivati per studiare come intervenire per proteggere il capolavoro dai pericoli legati a un terremoto». Dopo un lungo esame è stato decretato che la soluzione migliore «sarebbe stata quella di porre sotto il basamento della statua, o meglio tra il basamento e il pavimento della Tribuna, un sistema di sfere rotanti in grado di assorbire tanto il moto sussultorio quanto quello ondulatorio di un eventuale terremoto e di isolare il David dal piano di calpestio. Una pedana, siffatta sarebbe di grande utilità». Proprio quella che adesso Franceschini si è impegnato a finanziare.