Una miniatura d'oro della chiesa in costruzione a Metanopoli. Il presidente dell'Eni, Enrico Mattei, la regalò nel '56 all'allora arcivescovo Montini, che sarebbe poi stato Papa Paolo VI. L'immagine di quella statuina è rimasta per anni sulla scrivania del manager Stefano Lucchini: quando ha letto che il cardinale Scola l'aveva inclusa nella vendita di beneficenza ha avuto un sobbalzo. E l'ha comprata. La vedeva tutti i giorni in un'immagine in bianco e nero datata 1956. Era lì, minuscola ma maestosa, adagiata su un cuscino che Enrico Mattei la porge al cardinale Giovanni Battista Montini. Quella miniatura è un dono del presidente dell'Eni che ha fatto un pezzo di storia d'Italia all'arcivescovo di Milano, che poi diventerà Papa Paolo VI e che oggi è Beato. L'istantanea ritrae il momento in cui il manager regala al cardinale il modellino in oro, con 13 rubini incastonati, della nascente chiesa di Santa Barbara, che l'Eni ha deciso di costruire nel suo nuovo quartier generale di Metanopoli. Nel 2005 quella foto è tra quelle che Stefano Lucchini in quel momento direttore delle relazioni istituzionali e della comunicazione dell'Eni tiene sulla sua scrivania. Così, per anni, distrattamente, senza magari farci caso più di tanto, ha sotto gli occhi quotidianamente quella miniatura d'oro. Ma quando, un mesetto fa, ha letto sui giornali la notizia della decisione del cardinale Angelo Scola di mettere in vendita per beneficenza alcuni oggetti preziosi che la Diocesi ha ricevuto in dono nel corso degli anni, Lucchini (oggi direttore International and regulatory affairs di Intesa Sanpaolo) ha avuto un sobbalzo. C'era anche lei, la chiesetta in oro e rubini, pochi centimetri che riproducono perfettamente quella vera di San Donato, ormai diventata una parrocchia con una lunga storia. Non ci ha pensato due volte: da credente sensibile alla richiesta di aiuto della Chiesa milanese e da grande ammiratore di Mattei, ha sentito il richiamo di quell'oggetto. Ha telefonato, ha fatto la sua offerta (alcune migliaia di euro), ha sottoscritto le regole imposte dalla Soprintendenza al possessore di un bene dal valore culturale e artistico riconosciuto e ora se la gode a casa sua. Quella riproduzione in oro era uno degli oggetti più carichi di storia, tra i 105 che l'arcivescovo Scola ha deciso di mettere in vendita per raccogliere fondi utili ad alimentare il Fondo famiglia lavoro, che la Curia di Milano ha attivato per dare sostegno alle famiglie colpite dalla crisi economica. In poco più di un mese sono stati venduti 84 pezzi, per una cifra che si avvicina ai 60 mila euro. Ne restano ancora 21, tra i quali alcuni molto pregiati (visibili su www.fondofamiglialavoro.it ): un'icona in cui il volto della Madonna è racchiuso in una corona coperta d'argento dorato e pietre colorate, un anello in platino con smeraldo e 12 brillanti donato da una signora milanese al cardinale proprio per questa iniziativa benefica. Chi è interessato può ancora telefonare al numero dedicato 339.7601359 dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19. La notte di Natale i rappresentanti del Rotary club di Meda e della Brughiere, che sta curando l'operazione per conto della Curia, consegneranno al cardinale Scola la somma raccolta. Contemporaneamente, sono arrivati alle casse del Fondo famiglia e lavoro altri 40 mila euro, provenienti da tante piccole donazioni di cittadini. Ma nonostante i continui sforzi per raccogliere risorse per aiutare famiglie colpite soprattutto dalla disoccupazione, l'elenco dei richiedenti non si esaurisce. Dall'inizio del 2013 a oggi sono stati raccolti oltre 5 milioni e mezzo di offerte, distribuiti a 2.732 famiglie.