Siracusa. Nel sistema culturale isolano, Agrigento rappresenta un unicum dimostrando che, autogestendo il patrimonio, si può guadagnare di più. Applicando la legge 20 del 2004, infatti, il Parco archeologico di Agrigento ha decuplicato in pochi anni turisti e introiti. «Una rivoluzione che dev'essere applicata nel resto dell'Isola, basta mettere in pratica le normative». A parlare è il firmatario della legge, Fabio Granata, che dal 2000 al 2006 da assessore regionale ai Beni culturali ha dato il via a un nuovo sistema dei Parchi archeologici in Sicilia per sostituire e limitare lo strapotere di alcune competenze e Soprintendenze, come egli stesso commenta intervenendo nel dibattito su tutela e sviluppo del patrimonio. La legge quadro nacque, infatti, con l'obiettivo di trasformare in musei en plein air le grandi aree archeologiche dell'Isola dando loro l'opportunità di gestirsi in maniera indipendente dalla Regione sia le attività di salvaguardia e manutenzione dei siti che le risorse economiche. «L'idea è semplice - dice Granata - con i proventi del Parco, il Parco si sarebbe potuto mantenere come ha fatto appunto Agrigento. Ecco perché 10 anni dopo, sentir parlare a vanvera di politiche di valorizzazione e tutela del patrimonio archeologico senza applicare le normative d'avanguardia è una pratica intollerabile». Ma di chi è la colpa della mancata applicazione della legge? Granata non ha dubbi: «Ci sono interessi vari che impediscono di avviare questo nuovo sistema. Gli stessi interessi che, per esempio in provincia di Siracusa, hanno impedito fino ad oggi la nascita di un'istituzione per far gestire Neapolis, Leontinoi, Megara, Thapsos, Akrai, Eloro, Pachino-Portopalo come autentici musei a cielo aperto, dotati di autonomia finanziaria, coordinati da direttori all'altezza del compito e da consigli d'amministrazione con le rappresentanze dei sindaci e delle professionalità del settore: dalle guide agli artigiani». Parchi coordinati da direttori che sappiano coniugare le competenze tecniche con quelle manageriali, sostenuti da cda rappresentativi del territorio. «Una piccola rivoluzione sempre osteggiata per preservare vecchie competenze, a volte garantire interessi speculativi. Adesso, tocca al neo-assessore Antonio Purpura intervenire e applicare la legge. Questo la politica deve fare, prima di pensare a chissà quali rivoluzioni». La legge 20 del 2004 si basa anche su un altro aspetto legato alla promozione del patrimonio, anch'esso disatteso: i servizi aggiuntivi. Bookshop, dunque, ma anche caffetterie e bazar nei musei e nelle aree archeologiche per incrementare gli introiti e favorire un marketing virtuoso legato ai beni culturali. Nulla - o quasi - si è fatto in tal senso. «Ed è un errore che paga il territorio - dice Granata - basti pensare che, quando di parla di cultura, il 30 dei proventi di musei e monumenti deriva dai biglietti ma il 70 degli introiti è legato ai servizi aggiuntivi. Settore bloccato in Sicilia da procedure burocratiche che la Regione deve superare». Granata parla di memoria e consapevolezza accennando alle azioni politiche utili per i beni culturali. «Si applichino le leggi esistenti - dice Granata - come la Carta di Siracusa, siglata nel 2000 alla presenza di tutte le autorità del bacino del Mediterraneo, che affidava all'Istituto regionale del restauro la manutenzione dei teatri antichi sfruttando i fondi comunitari. Questo salverebbe il Teatro greco di Siracusa, quello di Taormina e gli altri monumenti siciliani in cui vengono allestiti spettacoli ed eventi, e ciò attraverso il lavoro di un ente regionale che garantirebbe studi e manutenzioni costanti. E, ancora la Regione conceda maggiore potere alla Soprintendenza del mare che rappresenta uno strumento straordinario ma che deve avere competenze chiare a partire dalle azioni a tutela delle aree marine protette e contro le trivellazioni». Sul sistema turistico legato ai beni culturali, infine, l'ex assessore regionale auspica di proseguire sulla scia avviata in passato. «Si diventa luogo legato al turismo culturale con anni e anni di lavoro come è accaduto per Taormina e come sta accadendo per Siracusa e Noto. Ma serve un processo culturale diffuso, la Regione deve tornare a usare i fondi europei e ripensare l'idea generale del turismo senza trivellazioni e attraverso la scommessa della chimica verde». 19122014
SICILIA - Granata: Il caso Agrigento va seguito
Riassunto in 200 parole:
Il Parco archeologico di Agrigento ha decuplicato i turisti e gli introiti dopo aver applicato la legge 20 del 2004, che prevede l'autogestione dei Parchi archeologici. Il firmatario della legge, Fabio Granata, sostiene che questo sistema può essere applicato anche nel resto dell'Isola. Granata, ex assessore regionale ai Beni culturali, ha dato il via a un nuovo sistema dei Parchi archeologici in Sicilia per sostituire lo strapotere di alcune competenze e Soprintendenze. Il sistema prevede la gestione indipendente delle aree archeologiche, con l'opportunità di gestirsi le attività di salvaguardia e manutenzione dei siti e le risorse economiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo