UN ESPOSTO per fermare la costruzione sui prati di parco Sempione dell'opera "Teatro continuo", «che deturperebbe il parco, anziché impreziosirlo ». Lo hanno presentato in procura alcuni cittadini della zona, in rappresentanza degli oltre mille che hanno firmato una petizione online sostenuta dall'associazione ProArcoSempione, fra cui anche Edoardo Croci, ex assessore della giunta Moratti. Si rivolgono al magistrato per fermare i lavori di allestimento dell'opera, progettata dallo scultore Alberto Burri e realizzata in via temporanea nel 1973 in occasione della XV Triennale. Ad autorizzare l'installazione del costo di 150mila euro, sostenuto dalla fondazione Burri e da uno studio legale è stata l'attuale giunta comunale, che lo scorso 31 luglio ha deliberato di «accettare la donazione». Ma è un "regalo" che non piace a tutti. Citando un articolo del critico Bruno Zevi del 1973, l'esposto sostiene infatti che l'opera «deturpa parco Sempione, che non ha nessun bisogno di essere arredato ». La contestazione, da un punto di vista legale, fa leva su quella stessa legge 1giugno del 1-939, numero 1-089 sulla "tutela delle cose di interesse artistico o storico" in base a cui negli ultimi 15 anni sono stati smantellati edifici abusivi considerati "gravemente lesivi del contesto". I cosiddetti "ecomostri". «Considerare "economostro" l'opera di un noto scultore può sembrare un paradosso dice Walter Monici, che ha presentato l'esposto in procura , ma nei fatti deturpa il paesaggio, interrompendo il cannocchiale prospettico costituito dall'Arco della Pace e della facciata posteriore del Castello Sforzesco». Nell'esposto si chiede al Comune di mettere a disposizione il testo integrale del nulla osta dato dalla Soprintendenza ai beni architettonici sull'opera, che consiste in una piattaforma di cemento di 17 metri per 10,50 sormontata da 6 quinte teatrali rotanti di ferro alte 6 metri, dipinte di bianco e nero. Nell'esposto che attende di essere assegnato a un pubblico ministero i cittadini mettono in dubbio anche lo spirito filantropico della donazione. Nel testo presentato in procura si rileva infatti come la fondazione Burri sarebbe titolare di un patrimonio di opere pari a 172 milioni di euro, il cui valore però andrebbe calando, se è vero che «nel 2013 sono state vendute opere per 2 milioni di euro a un prezzo inferiore di 270mila euro alle stime iniziali». La donazione, del costo di 150mila euro, andrebbe quindi intesa come «il tentativo di ottenere un adeguato ritorno pubblicitario in grado di valorizzare le opere di Burri disponibili per l'alienazione ». Un altro rilievo riguarda il fatto che la manutenzione sarebbe a carico della Triennale, al cui bilancio partecipano per il 55 per gli enti pubblici, fra cui stesso Palazzo Marino: «Si verifichi se è corretto dire che la donazione non comporta nuova spesa per il Comune», si legge nell'esposto.