UN ANNO e mezzo per poter tornare a visitare il Museo di Scienze Naturali in tutto il suo splendore. Prima però sarà possibile ipotizzare delle riaperture parziali. Intanto il Museo, o almeno un pezzo, è approdato nel Salone delle Poste centrali di Torino, in via Alfieri. Il palazzo, datato 1911 e sotto tutela della soprintendenza, accoglie ora alcuni reperti naturalistici e piante spinose coltivate dal Giardino Botanico Rea di San Bernardino di Trana. «Un'operazione sottolinea l'assessore regionale alla Cultura, Antonella Parigi che consente di riportare il Museo di Scienze Naturali vicino alla gente, nell'attesa che possa finalmente tornare ad avvicinarsi ad esso grazie a una rapida riapertura della sua prestigiosa sede storica». In tal senso, l'assessorato regionale alla Cultura ha già fatto la sua parte, disponendo il dettaglio dei lavori necessari e stabilendo le consulenze degli impianti darifare.Dopol'incendiocheha danneggiato il museo, la ristrutturazione coglierà anche l'occasione per portare alcuni miglioramenti sia strutturali che legati alla sicurezza. Adesso la "palla" passa al Patrimonio che dovrà occuparsi degli appalti. Circa 2 milioni di euro potranno essere recuperati grazie ai fondi europei. Il rogo che danneggiò il museo di via Giolitti risale ormai all'agosto del 2013. Nella notte esplose una bombola del gas dell'impianto antincendio che si trovava all'interno dell'edificio. Uno scoppio violento che finì con l'interessare anche le strutture portanti dell'edificio: oltre alle vetrine andate in frantumi, crollò anche una parte del pavimento del pianterreno. I vigili del fuoco lavorarono tutta la notte per scongiurare il peggio. Il pm Raffaele Guariniello aprì subito un fascicolo contro ignoti per disastro colposo . La ragione della contestazione di questo reato, il 449 del codice penale, consiste nel fatto che la bombola esplosa avrebbe dovuto essere revisionata entro il 2012, ma non risultava che la revisione ci fosse stata. Nel museo vennero trovate altre 60 bombole di quel tipo. Furono investite dall'esplosione, ma per fortuna riuscirono a reggere. Come quella esplosa, tutte erano state revisionate per l'ultima volta nel 2002, e avevano una sorta di certificato di garanzia della durata di dieci anni. Secondo i tecnici, la bombola esplosa era difettosa.