L'INTERVISTA ANTONELLA PARIGI, ASSESSORE REGIONALE CON la festa dei trent'anni celebrata giovedì, per il Castello di Rivoli si è chiusa un'epoca, lasciando alle spalle il glamour internazionale e i fasti del passato. Ieri, nel cda, il passaggio delle deleghe dal presidente Giovanni Minoli alla vice Daniela Formento, mentre Beatrice Merz sta per lasciare la direzione. Antonella Parigi, assessore regionale alla Cultura, la sensazione è che a Rivoli, tra passato e futuro, regni l'incertezza. Quale strada intravede per il primo museo d'arte contemporanea nato in Italia? «Il Castello ha una storia importante che ne ha fatto un marchio conosciuto nel mondo: ma è una storia che non lo deve imbalsamare. Perché in tre decenni il mondo è cambiato: sono arrivati il digitale e una crisi non solo economica, ma anche sistemica, che ha modificato i modelli di riferimento. Va bene valorizzare il passato, ma aggiungiamo le novità emerse nel frattempo». Ovvero? «Noi oggi viviamo sempre più i musei come luoghi di comunità, spazi di aggregazione dove si svolgono attività. La prima istanza è tenere alta la qualità culturale, ma al tempo stesso occorre dialogare con il territorio. Si deve adeguare la vita del Castello ai nuovi modelli, penso a realtà come la Reggia di Venaria o Palazzo Madama, e legarlo ai vari tipi di pubblico, dai cittadini delle aree circostanti, da Rivoli ad Avigliana, agli artisti giovani, ai collezionisti». Benissimo Avigliana, ma fino a qualche anno fa il riferimento era New York. Allora i collezionisti erano "Amici Sostenitori" del museo, ora l'hanno abbandonato. Come riavvicinarli? «Certo bisognerà inventare un modo per attirarli di nuovo, non credo però che la fama all'estero e il rapporto con il territorio si elidano a vicenda: non si è internazionali se si è rarefatti. Al di là delle mostre e delle collezioni, i musei sono luoghi di esperienze culturali. Il problema è avere le risorse per affrontare un lavoro di alto livello». Il Castello di Rivoli è ancora sostenibile come museo? «Dobbiamo cercare di renderlo tale ottimizzando le risorse. In quest'ottica si sta lavorando per creare la superfondazione e rendere complementari la Gam e il Castello, con un direttore unico. Si sta pensando anche di incrementare le attività per ottenere maggiori entrate. Non intendo parlare solo di arte, ma di cultura contemporanea: si dice che il museo di Rivoli è lontano, ma anche la Reggia di Venaria lo è, eppure è diventata un luogo in cui si va perché ci sono attività che la rendono viva». Non si rischia in questo modo di disperdere un patrimonio d'arte conosciuto nel mondo? «Nessuno vuole dimenticare l'Arte Povera, che dovremmo valorizzare di più. In questo trentennale si poteva renderla più centrale: questa sedimentazione è importante, io avrei organizzato qualcosa in quella direzione ». Invece per la festa dei trent'anni anni si è messa in vendita una guida multimediale al castello come residenza sabauda. È questa la nuova direzione? «Non direi, credo che il lavoro sulla contemporaneità vada salvaguardato: ciò non toglie che si debba migliorare il collegamento con le altre regge. Vorrei che passasse il messaggio che la politica non è distante, ma ben presente nel seguire questo importante progetto: e che la trasformazione in corso presenta incognite, ma rimette anche in moto la realtà».
PIEMONTE - "Non imbalsamiamo Rivoli, sia un polo di cultura"
L'assessore regionale alla Cultura Antonella Parigi ha espresso le sue preoccupazioni sul futuro del Castello di Rivoli, che celebra i suoi trent'anni. Parigi ha sottolineato che il castello deve adattarsi ai nuovi modelli di museo, che includono la valorizzazione della qualità culturale e il dialogo con il territorio. Ha anche sottolineato l'importanza di avere le risorse per affrontare un lavoro di alto livello e di renderlo sostenibile come museo. Parigi ha anche espresso la sua preoccupazione per la perdita di interesse per il museo tra i collezionisti e gli artisti giovani, e ha proposto di creare un direttore unico per la Gam e il Castello.
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