«Non ci fermeremo qui e faremo con ogni probabilità appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar al nostro ricorso contro la ristrutturazione del Fontego dei Tedeschi, che giudichiamo incredibile, perché di fatto riconosce che il progetto del gruppo Benetton con la sua società Edizione comporterà modifiche e alterazioni ma non le giudica significative e non si pronuncia neppure sul grande "buco" che prevede nelle murature del porticato il progetto di Rem Koolhaas, rimandano e valutazioni successive della Soprintendenza. Non possiamo accettare che un edificio di questa importanza storica venga sfregiato senza far nulla e perciò penso proprio che ci rivolgeremo al Consiglio di Stato». Il presidente della sezione veneziana di Italia Nostra Lidia Fersuoch, il giorno dopo la sentenza del Tar che ha respinto nel merito il ricorso dell'associazione ambientalista contro il Comune che contesta la legittimità dell'intervento di trasformazione permesso al Fontego dei Tedeschi annuncia ancora battaglia, mentre da parte del gruppo di Ponzano si fa sapere che nulla cambia rispetto ai lavori già in corso per la ristrutturazione del Fontego in vista della sua trasformazione in grande magazzino poi ceduto in gestione alla società francese Dfs del gruppo Louis Vuitton. Per quanto riguarda in particolare il contestato "foro" nella murature - uno dei punti del ricorso di Italia Nostra respinto dal Tar - Edizione fa presente che esso è funzionale a permettere ai frequentatori del Fontego di vedere subito le nuove scale mobili che saranno installate, per orientare i flussi. Nel merito, il Tar respinge il fatto che la nuova attività commerciale del Fontego sia in contrasto con l'interesse pubblico dell'edificio. Per il Tar anche gli ampliamenti dell'edificio realizzati da Edizione con i lavori non sarebbero significativi e non sarebbe valutabile come un elemento a sé stante la trasformazione del tetto realizzare uno spazio panoramico. In generale sulle varie trasformazioni previste - compreso il foro - il Tar le giudica di importanza secondaria rispetto a quelle più radicali all'edificio già eseguite dalle Poste negli anni Trenta. Chiusura, insomma, su tutta la linea a Italia Nostra, con la palla che passerà ora al consiglio di Stato.(e.t.)