«È chiaro che al primo posto viene la vita delle persone, ma i timori per il patrimonio artistico,davanti a certe situazioni, purtroppo sono fondati. La cronaca ci insegna che la maggior parte delle opere danneggiate sono legate a calamità naturali, dalle alluvioni fino ai terremoti, piuttosto che dall'opera diretta dell'uomo». È un'analisi molto accurata quella di Marco Ciatti, soprintendente dell'Opificio delle pietre dure, istituto fiorentino (la sede è in via Alfani) di livello internazionale, specializzato nel campo del restauro e della conservazione delle opere d'arte: se il terremoto di ieri ha per adesso provocato solo tanta paura, l'attenzione si sposta adesso sui possibili danni al patrimonio artistico, un mondo che rende Firenze unica, ma anche molto fragile. Quello che preoccupa di più, dopo le oltre ottanta scosse registrate ieri nella Toscana di nord-est, sono adesso le previsioni, da parte degli esperti, di un lungo sciame sismico con una serie di questioni che si aprono: quanto possono resistere ad una serie indefinita di scosse antiche strutture architettoniche e affreschi? E cosa si può fare per proteggere le migliaia di quadri e statue ospitate nelle gallerie e nei musei del capoluogo? Verifiche in corso. Se i timori non sono mancati (la direzione della Galleria dell'Accademia, ieri mattina, ha deciso autonomanente di far scendere un gruppetto di turisti dal piano superiore fino al terreno, proprio vicino a dove è esposto il David di Michelangelo) e alcune strutture, come i Musei Civici, tra cui Palazzo Vecchio, sono rimaste temporaneamente chiuse, la soprintendente ad interim per il patrimonio storico e artistico, Alessandra Marino, cerca di tranquillizzare: «Negli istituti museali afferenti al Polo Fiorentino non sono stati per il momento segnalati danni macroscopici visibili o immediatamente percepibili - sottolinea - ed i musei sono tutti regolarmente aperti. L'amministrazione del Polo è in contatto con la Prefettura e con l'unità di crisi presso la Direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici per l'attività di monitoraggio e per l'eventuale attivazione di ogni misura ritenuta necessaria. Questo mentre prosegue la ricognizione per verificare la presenza di eventuali danni non prontamente riscontrabili». Affreschi a rischio. La Galleria degli Uffizi è rimasta aperta per decisione del direttore Antonio Natali che, dopo aver avvertito la prima scossa nel suo ufficio, si è reso conto che i visitatori nelle sale erano tranquilli. A maggior rischio, secondo Ciatti, sono però gli affreschi e tutto ciò che è direttamente legato alle strutture architettoniche. «Il Mibac, il ministero per i Beni culturali e ambientali, subito prima del terremoto dell'Emilia, ha comunque predisposto un piano per questo tipo di situazioni - prosegue il dirigente dell'Opificio -, una strategia basata sul coordinamento tra Protezione civile, vigili del fuoco, Cei, carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio artistico. Un aspetto importantissimo perché, tanto per fare un esempio, se deve entrare un restauratore dove possono muoversi solo i pompieri, il problema va affrontato nel modo corretto. Le cose comunque in Emilia hanno funzionato bene ed adesso, nella Reggia di Sassuolo, ci sono circa 1.600 opere da restaurare, anche se serviranno molti anni per farlo». Piedistalli antisismici. «L'altro aspetto - conclude Ciatti - è quello della protezione dei quadri e, ad esempio, anche delle statue. In quest'ultimo caso la Getty Foundation di Los Angeles ha messo a punto dei piedistalli anti-sismici: il problema è che sono molto costosi e noi di sculture, a Firenze, ne abbiamo a migliaia».