FIRENZE. Due assoluti protagonisti, a Firenze, della settimana della cultura che si conclude domenica prossima: gli affreschi di Domenico Ghirlandaio nella Cappella Sassetti di Santa Trinita e il San Matteo realizzato da Lorenzo Ghiberti per Orsanmichele. Maanche due grandi restauri. «Chi è il migliore? Voglio lui», deve più o meno aver detto Francesco Sassetti, banchiere, nello scegliere chi chiamare per affrescare la cappella di famiglia in Santa Trinita. E allora, intorno al 1480, il migliore era Domenico Ghirlandaio. Nelle scene rappresentate che descrivono scene della vita di San Francesco l'artista mette particolare attenzione al tema della morte e della resurrezione, tema molto caro al committente per la morte del figlio. Il Ghirlandaio popola le scene dei personaggi più importanti della vita politica, culturale ed economica della Firenze di quegli anni. Un anno sono durati i lavori di restauro, «tutti realizzati con soldi pubblici» ha detto orgoglioso Antonio Paolucci, capo della Direzione regionale ai beni culturali: il risultato è ottimo, si possono apprezzare in pieno i colori intensi e le foglia d'oro che il Ghirlandaio aveva posto per impreziosire l'insieme. Sull'altare la pala della Natività, sempre del Ghirlandaio, è parte integrante dell'intera opera. Domani 20 maggio in programma alle 16 conferenza e visita guidata. Adire il vero il San Matteo realizzato in bronzo per l'Arte del Cambio, la più potente, da Lorenzo Ghiberti non era venuto proprio bene. Nel riempire la forma il bronzo fuso non aveva raggiunto la parte alta della schiena. La statua era stata commissionata, la più alta di tutte, per essere collocata in una delle 14 nicchie di Orsanmichele nelle quali, dal 1300, venivano posti i santi protettori delle arti. Ghiberti ha dovuto rifondere la parte superiore. Visto da vicino il San Matteo è straordinario, sta in uno dei laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure, che ha realizzato il restauro, e qui si potrà vedere fino al 28 maggio. Di indiscussa autorevolezza, il santo si erge imponente. Colpiscono la morbidezza del panneggio, la cura dei particolari dei sandali, lo sguardo intenso ottenuto realizzando in argento l'iride degli occhi. Lo stesso argento che fa risaltare le parole del Vangelo sul volumetenuto inmano e l'iscrizione alla base. Come le altre statue di Orsanmichele San Matteo sarà sostituito nella nicchia esterna da una copia in bronzo, per realizzare la quale sono necessari fondi che l'americana Foudation for Italian Colture sta cercando di reperire. L'originale si andrà ad aggiungere agli altri in quel Museo della Statuaria Fiorentina per l'apertura del quale Antonio Paolucci si è impegnato.