Dal marzo 2013 quel costone di collina avrebbe dovuto essere messo in sicurezza e lunedì sarebbero partiti i lavori. La proprietaria della casa: "Sottovalutati i segnali di pericolo" RIPAFRATTA. C'è l'ombra di problemi burocratici sulla frana che il 17 dicembre ha distrutto una casa a Ripafratta, nel comune di San Giuliano Terme: dal marzo 2013 quel costone di collina, infatti, avrebbe dovuto essere messo in sicurezza e lunedì sarebbero partiti i lavori di consolidamento del terreno di proprietà privata sottoposto a vincolo paesaggistico. Ma per ottenere i permessi e avviare il cantiere ci sono voluti oltre 18 mesi e ieri sera fango e detriti hanno 'mangiato' un'abitazione. "La vicenda era nota - ha spiegato il sindaco di San Giuliano Terme, Sergio Di Maio - e ce ne stavamo occupando. Ora non è il tempo delle polemiche ma abbiamo già predispostouna prima informativa della polizia municipale da inviare alla procura. Altri sopralluoghi saranno effettuati oggi e certamente se vi saranno responsabilità di qualcuno le accerteremo". "Lunedì prossimo - ha concluso Di Maio - sarebbero iniziati i lavori che consistevano nella sistemazione di 'geo-blocchi' e altre opere di consolidamento della parete per mettere in sicurezza le case sottostanti". In serata il sindaco di San Giuliano terme, competente per territorio su Ripafratta, ha firmato un'ordinanza con la quale impone a Terna la rimozione "senza ulteriore indugio" del traliccio dell'alta tensione rimasto in bilico sulla frana. Il primo cittadino, Sergio Di Maio, aveva già ottenuto mercoledì 17 il distacco dell'alimentazione del pilone ma in assenza di notizie certe da Terna sulle modalità di rimozione, suggerita anche dai vigili del fuoco proprio in conseguenza dell'evento franoso, ha deciso di prendere l'iniziativa e di ordinare l'immediato spostamento attraverso un atto ufficiale. Terna avrà ora una decina di giorni di tempo per provvedere alla rimozione. L'ordinanza prevede la rimozione del pilone di Terna, la messa in sicurezza dell'area e l'estensione dell'evacuazione ad altre due abitazioni. L'ordinanza è in corso di notifica. Intanto fioccano le polemiche. "C'erano già stati piccoli smottamenti domenica e lunedì e in passato avevamo già segnalato il pericolo imminente, ma i nostri allarmi sono stati ignorati e il rischio sottovalutato. Ora sento dire che quel traliccio sarà spostato: si chiude la stalla quando i buoi sono già scappati". Maria Teresa Corti racconta, il dramma di avere perso tutto in pochi istanti. La frana che il 17 dicembre ha travolto la sua casa gli ha portato via tutto: "I vigili del fuoco hanno recuperato giusto un sacchettino di nostri gioielli, rimasti sotto le macerie". La donna rivive i drammatici momenti vissuti ieri sera all'ora di cena: "Erano circa le 20.30 e io stavo ultimando i preparativi in cucina. In casa c'era anche mio marito Mario Grassotti, le mie figlie Aurora e Chiara e il fidanzato di quest'ultima. Chiara era nervosa, continuava a ripetere che era pericoloso continuare a stare lì. Poi ha sentito abbaiare Tex, il nostro border-collie che un attimo prima che venisse giù tutto ha strappato la catena ed è fuggito. Chiara era fuori ha sentito un rumore e ha gridato di uscire: ci siamo precipitati all'esterno in un lampo, poi la casa si è accartocciata su se stessa travolta dai detriti. La nostra camera da letto è stata sepolta dalle macerie. Se fosse accaduto di notte saremmo tutti morti". Da quasi due anni quella frana incombeva sull'edificio e già in passato alcuni smottamenti avevano provocato danni, distruggendo il pollaio retrostante. "Da tempo - sottolinea Maria Teresa Corti - avevamo segnalato i pericoli, nominando anche un geologo di nostra fiducia. Ora spettera' ai legali risolvere il problema e capire di chi e' la colpa. Intanto pero' noi abbiamo perso tutto". Anche l'auto di famiglia è rimasta schiacciata nel box travolto da terra, fango e massi. "E tutti i nostri documenti, i vestiti, i ricordi - dice sgomenta la donna - eppure avevamo fatto presente a chi di dovere che quel traliccio era un pericolo imminente". Con dignita' questa famiglia prova a mantenere la lucidita' necessaria a far fronte alle esigenze quotidiane: "A Terna avevamo ripetutamente chiesto di spostarlo, ma non ci hanno ascoltato. Anzi, ci hanno detto che se dava fastidio avremmo dovuto sostenere l'intervento a spese nostre e ci hanno chiesto 180 mila euro". Il pilone sarà spostato, "ma tutto questo suona come una beffa - conclude Maria Teresa Corti - perché ci hanno spiegato i vigili del fuoco che già nel 1996, anno in cui è stato posizionato lì, c'erano gli strumenti per comprendere se il terreno poteva tenere o no. E invece non è stato fatto nulla".
TOSCANA - Frana, polemiche per i ritardi nei lavori: firmata l'ordinanza per togliere il pilone di Terna
Riassunto in 200 parole:
Il 17 dicembre, una frana ha distrutto una casa a Ripafratta, nel comune di San Giuliano Terme, in Abruzzo. La proprietaria della casa, Maria Teresa Corti, ha affermato che il traliccio di alta tensione di Terna era stato messo in sicurezza solo il 17 dicembre, dopo oltre 18 mesi di richieste. La frana ha portato via tutto il contenuto della casa, compresi i documenti e i ricordi. La famiglia ha segnalato i pericoli già in passato, ma le loro richieste sono state ignorate.
Il sindaco di San Giuliano Terme, Sergio Di Maio, ha firmato un'ordinanza per la rimozione del traliccio senza ulteriore indugio.
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