Di età adrianea, è stato ritrovato nel 2009 nel Parco degli Acquedotti Della scuola di Afrodisia è un "monumento alla superbia punita" LA CARNE viva scolpita nel marmo rosso e il dolore nei tratti del volto. A raccontare il mito di Marsia - il satiro che con la propria musica osò sfidare Apollo, andando incontro al terribile supplizio dello scorticamento - è la straordinaria statua di età adrianea rinvenuta nel 2009 presso la Villa delle Vignacce, nel Parco degli Acquedotti, grazie agli scavi condotti dalla Sovrintendenza capitolina e dall'American Institute for Roman Culture. E ora esposta fino al 1 febbraio ai Musei Capitolini, accanto al Marsia degli Horti di Mecenate, dopo il restauro condotto dal Consorzio Conart e finanziato con 25 mila euro di fondi privati. Una scoperta straordinaria, che ha riportato alla luce un nuovo capolavoro della "scuola di Afrodisia": «una bottega di scultori, originari di Afrodisia di Caria, in Asia Minore, che vantava fra i propri committenti lo stesso imperatore Adriano» ha spiegato l'archeologa Nadia Agnoli. E interessanti sono, infatti, i plausibili nessi fra le sculture di Villa Adriana e il Marsia delle Vignacce, rinvenuto in una dimora di pregio attribuibile nella sua fase adrianea a Quinto Servilio Pudente, ricchissimo produttore di mattoni vicino all'imperatore. La statua in marmo policromo dalle intense venature rosso-violacee è un vero e proprio «monumento alla superbia punita» spiega il sovrintendente Claudio Parisi Presicce. Marsia, infatti, è ritratto nel momento del supplizio: infibulato e scuoiato, con il corpo, appeso per i polsi a un albero, che trasuda sofferenza e il pathos nel volto che nemmeno il dolore, però, riesce a sfigurare. Un'opera magistrale che, dopo l'esposizione ai Capitolini, dal prossimo febbraio troverà la sua collocazione definitiva nelle sale della Centrale Montemartini.