Ha il sapore amarognolo di una parabola purtroppo ancora attualissima, l'aneddoto (autobiografico) che racconta Claudio Strinati, aprendo ieri mattina, nella sala dello Stenditoio del San Michele, il suo lamento, se così si può dire, per un "Museo Scomparso": quel Museo Artistico Industriale di Roma, fondato nel 1874 dalla passione del Principe Baldassarre Odescalchi e dell'orafo romano Augusto Castellani, per fornire alle arti applicate ed anche all'industria nascente, con l'Unità d'Italia, i modelli artistici a cui ispirarsi per confezionare a mano o produrre industrialmente gli oggetti della vita quotidiana.«UnMuseo non esiste - esordisce Strinati - se non ha una sede che lo rappresenti e l'esprima». E qui il Soprintendente al Polo Museale Romano colloca il suo aneddoto: «Parecchi anni fa rividi un amico di gioventù che avevo perso di vista. Mi chiese che cosa facevo, io risposi 'Mi occupo di Belle Arti', e lui: 'E dov'è il tuo ufficio?' 'A Palazzo Barberini' 'Non sapevo - replicò sorpreso il mio amico - che tu avessi fatto una carriera militare!'. (L'allusione a Palazzo Barberini, minacciato nella sua identità di Museo dalle pretese del Circolo Ufficiali, mi sembra chiara). Il Museo Artistico Industriale di Roma, nei settant'anni della sua tribolata esistenza, non ebbe mai una sede propria. Eppure doveva trasferire in Italia una formula all'epoca modernissima, quella del Museo-Scuola, del MuseoLaboratorio, che le nazioni europee più avanzate sperimentavano già. Tant'è vero che Baldassarre Odescalchi, nella sua veste di consigliere comunale diRoma, e su incarico del Ministro Majorana-Calatabiano, fece un viaggio di documentazione a Londra, a vedere il South Kensington Museum: che avrebbe preso poi il nome del tuttora prestigioso Victoria and Albert Museum. Ma perché del "Museo Scomparso" se ne parlava ieri al San Michele? Perché, finalmente, è stato pubblicato un libro che ne racconta la storia. Si intitola: «Del M.A.I. Storia del Museo Artistico Industriale di Roma». Gabriele Borghini, che ha curato il volume, edito dall'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, ammette il calembour del titolo: «S'è voluto giocare - dice - con quell'antico proverbio popolare che dice più o meno che una certa cosa avverrà "il giorno del poi e il mese del mai". Ma è davvero una "Storia Italiana", questo composito grande racconto alla cui stesura hanno contribuito 15 autori ed autrici, e che è corredato dalle fotografie del Museo nomade e del suo patrimonio, oggi frazionato in quattordici luoghi museali o archivistici o di istruzione della Capitale. (Con l'eccezione di una parte delle ceramiche, custodite a Faenza). Nel 1885, il Museo, che nel suo periodo migliore avrebbe contato ben sette Scuole di Arte Applicata, fu ufficialmente istituito, con Regio Decreto: «Allo scopo di promuovere l'incremento delle arti industriali, migliorarne e nobilitarne il gusto e diffondere la cultura artistica nella classe operaia». Ma fin dall'inizio il suo promotore, Baldassarre Odescalchi, esponente di punta della sinistra moderata, viene accusato, insieme all'orafo Castellani, di essere un «nemico dei lavoratori»
Il Museo Artistico Industriale che non esiste
Il Museo Artistico Industriale di Roma, fondato nel 1874, non ebbe mai una sede propria. Il suo promotore, Baldassarre Odescalchi, fu accusato di essere un nemico dei lavoratori. Il Museo fu ufficialmente istituito nel 1885 con Regio Decreto. Il suo patrimonio è ora frazionato in quattordici luoghi museali o archivistici o di istruzione della Capitale. Un libro pubblicato dal curatore Gabriele Borghini racconta la storia del Museo. Il libro è corredato dalle fotografie del Museo nomade e del suo patrimonio. Il titolo del libro è "Del M.A.I. Storia del Museo Artistico Industriale di Roma", che è un gioco di parole con un proverbio popolare.
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