«Irrispettoso»: per la direttrice generale delle Biblioteche il mio articolo sul possibile licenziamento dei tre bibliotecari che hanno salvato la Biblioteca dei Girolamini a Napoli è «irrispettoso». Continuo a rimanere allibito di fronte all'idea servile e cortigiana che moltissimi alti burocrati e moltissimi politici italiani hanno della stampa. Il saccheggio di quella biblioteca fu un saccheggio di Stato. Un saccheggio targato Ministero per i Beni culturali. Perché il direttore-ladro era consigliere di ben due successivi ministri (Galan e Ornaghi). Perché come si legge nell'ordinanza del GIP di Napoli Francesca Ferri che confermò il carcere per il direttore Marino Massimo De Caro e compagni la nomina dello stesso De Caro alla direzione dei Girolamini è avvenuta «ad onta di ogni regola e grazie all'influenza politica correlata all'incarico fiduciario di consigliere dell'ex ministro per i Beni e le attività culturali Gianfranco Galan». Tale nomina fu il passo decisivo di «un piano criminale studiato in ogni dettaglio», reso possibile dalla «perdurante assenza di controllo e vigilanza da parte degli organi del Ministero a ciò deputati». Perché nel gennaio 2013 la Direzione delle Biblioteche, già guidata da Rosanna Rummo, si 'dimenticò' di costituirsi parte civile al processo per peculato (cioè per appropriazione dei libri dello Stato da parte di un pubblico ufficiale, quale era allora De Caro). Si potrebbero allineare molti altri 'perché'. Ma basterebbero questi a spingere il Mibact a fare dei Girolamini uno specchio, un luogo simbolo, una best practice del governo del patrimonio. E invece no, tutto il contrario. Alle mie «irrispettose» osservazioni, la direttrice Rummo risponde che aveva già rinnovato i contratti dei bibliotecari «prima dell'articolo di Montanari». DOCUMENTO 1: a href"http:articolo9.blogautore.repubblica.itfiles201412Rummo.jpg" Documento Rummoa Ora, quell'articolo è del 17 dicembre. Il 15 dicembre la stessa Rummo scrive al Direttore regionale della Campania che in assenza di manifestazioni di interesse, «questa direzione generale non avvierà l'iter procedimentale per la prosecuzione del rapporto di collaborazione»: cioè a Roma non si vedono motivi per mantenere il posto di lavoro ai bibliotecari - eroi. DOCUMENTO 2: a href"http:articolo9.blogautore.repubblica.itfiles201412prot.-n.-23205.jpg" prot. n. 23205a Se la Rummo dice il vero, deve aver cambiato radicalmente idea nelle 24 ore che dividono quella lettera dal mio articolo. Magari sarà così: peccato che né i bibliotecari né il Direttore della Campania ancora ieri (17 dicembre) ne sapessero niente. E allora non saranno questi penosi arrampicamenti sugli specchi, ad essere irrispettosi? E non sarà irrispettoso il silenzio di Dario Franceschini? In un paese dignitoso, il Ministro per i Beni Culturali avrebbe preso la parola in pubblico per manifestare la gratitudine del Ministero e della Nazione a questi semplici ed eroici servitori dello Stato. Da noi, invece, il Presidente della Repubblica li fa cavalieri, ma l'alta burocrazia dei Beni Culturali li costringe a mendicare rinnovi semestrali, fino ad una pensione che rischia di non esserci. Sarà «irrispettoso» pensare che l'unica riforma sensata dei Beni culturali sarebbe un cambio radicale della dirigenza apicale? Post scriptum: Alle 11.20 di stamani l'Agenzia Obiettivo Lavoro ha annunciato ai bibliotecari un rinnovo del contratto. Semestrale.