Luigi Nicolais Presidente Consiglio Nazionale delle Ricerche L'economia europea arranca. Le reazioni, immaginate all'ombra di visioni prevalentemente finanziarie e contabili, oscillano dall'annuncio miracolistico al conservatorismo con pessime ricadute sulla vita delle persone e dei sistemi produttivi. Occorre uno scatto. Una terapia d'urto che liberi energie, intelligenze e metta in circolo competenze e idee. È necessaria una mobilitazione eccezionale dei talenti della cultura, della scienza, della tecnologia e dell'arte, oltre che cambiamenti profondi nel modo di pensare, agire, governare, fare e produrre. È opportuno lasciarsi guidare dalla bellezza dei valori e degli orizzonti dell'europeismo più alto e nobile piuttosto che da un insieme di regole contabili o dalla tutela delle economie dei singoli stati membri. È urgente riportare al centro del dibattito politico europeo idee per incentivare una crescita sostenibile; adottare energie rinnovabili, favorire la reindustrializzazione, la diffusione dell'innovazione, innalzando i livelli di benessere e di qualità della vita. Ma soprattutto occorre rivalutare il ruolo della persona e la sua centralità in ogni processo e ambito sociale, produttivo, politico e culturale. Perché l'Europa, prima di essere sommatoria di istituzioni, è una comunità di persone. È un cambio di passo importante, una rivoluzione in cui la conoscenza scientifica, quale forma fra le più robuste della solidarietà umana, può diventare collante e motore per la rinascita sociale, economica e culturale, favorendo la transizione dalla competizione alla collaborazione, dalla marginalizzazione alla inclusione. Già nel passato, l'Europa, attraverso il Rinascimento italiano, poté conoscere e adottare questa forte visione antropocentrica. In quella stagione si affermò e diffuse l'idea di persona libera da paure e costrizioni, coraggiosa, dignitosa, intellettualmente autonoma, aperta ai cambiamenti, al nuovo, alla bellezza, assetata di saperi, attratta dalla tecnica, animata da profonde passioni religiose, etiche e politiche. Durante il Rinascimento, grazie all'originale connubio fra aspettative e possibilità, ambizioni e conoscenza, venne azzerata la distanza fra saperi e applicazioni, fra creatività e tecnica. La bottega diventò il luogo dell'incontro e della esplorazione, della produzione guidata dalla conoscenza e orientata alla ricerca di bellezza e armonia. Tale interazione fece crescere consapevolezza e saper fare, favorì l'avanzare delle frontiere della conoscenza, dalla tecnica alle arti. Inoltre consentì di esprimere in tutti i campi quella che oggi definiamo pervasiva capacità innovativa, cioè l'introduzione e l'adozione di innovazione radicale e incrementale, ovvero originali paradigmi culturali, tecnologici, artistici e scientifici destinati a stravolgere in meglio la vita dei singoli e delle comunità. A distanza di secoli si ripropone il bisogno di recuperare quelle stesse sinergie e interazioni virtuose per uscire dall'impasse della crisi. Perché è impossibile continuare a mantenere posizioni di riferimento sui mercati senza investire in servizi avanzati e di qualità, o essere competitivi se si interviene solo sui costi delle produzioni, restando piccoli, delocalizzando, ridimensionando salari e occupazione, o utilizzando incentivi fiscali. Non lo si può più fare. La rapidità dei cambiamenti è così accelerata che il ciclo di vita delle tecnologie, dei processi e dei prodotti è drammaticamente ridotto. Di conseguenza il baricentro della catena del valore e della competitività poggia, e sempre più poggerà, sulla qualità e quantità di conoscenze sviluppate, adottate e immesse nei circuiti produttivi, ovvero sulla capacità delle persone di sapere immaginare, prevenire, orientare e governare idee, processi, tecnologie. La sfida della reindustrializzazione, anche nei settori tradizionali, quelli considerati maturi e maggiormente esposti alla concorrenza dei paesi emergenti, può essere vinta solo se si decide di puntare su prodotti e servizi con alto valore aggiunto, su tecnologie avanzate, e soprattutto sulle persone, sulla loro formazione e sul potenziamento delle competenze e delle capacità immaginative e creative. Diventa quindi opportuno che le politiche locali e nazionali si focalizzino su scuola, università, ricerca e sulla massiccia utilizzazione dei risultati scientifici conseguiti. Perché la bellezza, la qualità della vita, la salute del pianeta, la floridezza dell'economia, il benessere sociale, i diritti civili, la democrazia dipendono tutte dall'immissione e dall'adozione di continue piccole, grandi innovazioni radicali e incrementali, organizzative e comportamentali, le quali più sono armoniose, ovvero generate dall'interazione fra saperi, bellezza e qualità, più in alto posizionano l'asticella del confronto e delle aspettative, costringendo anche i non innovatori a reagire e a generare adeguamenti e ulteriori miglioramenti. Benritrovato Rinascimento, di cui gli italiani sono stati, e speriamo continuino ad esserlo, inimitabili maestri.
Rinacimento industriale
Il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Luigi Nicolais, critica l'economia europea per la sua concentrazione sulle finanze e sulle contabilità, che portano a una crisi che colpisce la vita delle persone e dei sistemi produttivi. Nicolais sostiene che è necessario uno scatto, una terapia d'urto che liberi energie e metta in circolo competenze e idee. È necessario una mobilitazione eccezionale dei talenti della cultura, della scienza, della tecnologia e dell'arte, oltre che cambiamenti profondi nel modo di pensare, agire, governare, fare e produrre.
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