UN RIBERA inatteso, segreto. Viviana Farina è una storica dell'arte che da anni insegue le tracce della pittura e del disegno a Napoli nella prima metà del Seicento. Anni di ricerche e studio, tra musei e archivi di mezza Europa, alla scoperta di indizi trascurati dalla "grande" storia dell'arte. Testimonianze che costituiscono per la Farina, assieme a una perfetta conoscenza dei palinsesti del barocco europeo, le tessere di un mosaico delineato nella suo ultimo, importante lavoro "Al sole e all'ombra di Ribera. Questioni di pittura e disegno a Napoli nella prima metà del Seicento", (Longobardi Editore, 2014). Il volume si presenta venerdì a Castellammare, per iniziativa di Gino Coppola ed Egidio Valcaccia (ore 18.30, chiesa del Purgatorio, via Gesù). Un'analisi che con taglio assolutamente nuovo propone una inedita lettura dell'attività di uno dei grandi maestri dell'era barocca europea, il valenzano Jusepe de Ribera, «fulcro della vita pittorica della Napoli del Seicento dopo Michelangelo Merisi, il Caravaggio». Le ricerche di Viviana Farina si soffermano sulla storia del collezionismo, sull'indagine dei rapporti storici e artistici tra Napoli e Genova nel XVII secolo, sulla letteratura artistica tra Seicento e Settecento. Da questo certosino lavoro si dirama una nuova luce sulla complessa figura artistica di Ribera, una diversa lettura stilistica e cronologica, che abbina lo studio della produzione pittorica con quella grafica, fatta di disegni e incisioni degli anni Dieci e Venti del Seicento. Bozzetti, schizzi, grafici generalmente trascurati, ma dalla cui analisi emergono prove del mutamento di linguaggio che Ribera attua col passaggio da Roma a Napoli. «Ribera giunse a Napoli nel 1616 con alle spalle circa dieci anni di attività romana racconta la Farina e si presentava, in prima battuta, come un geniale seguace del verbo di Caravaggio. Eppure quel pittore, dalla possibile statura ridotta e che amava, per l'appunto, firmarsi lo Spagnoletto, non fu un caravaggista tout court». Caravaggio aveva cambiato il linguaggio artistico della fine del Cinquecento durante i suoi soggiorni napoletani e, soprattutto, attraverso le opere lasciate in città. «Si scopre così che Ribera non solo guardava a Caravaggio spiega la studiosa ma anche ai grandi del secolo precedente come Raffaello e Michelangelo, e ai disegni e alle stampe dei bolognesi Ludovico e Agostino Caracci, al capolavoro della Galleria Farnese di Annibale Carracci, alla pittura e alle invenzioni di Guido Reni, con l'apice della Testa di Seneca, una scultura in terracotta». Ribera forse apprese l'arte del disegno nella bottega del romano Giuseppe Cesari e fu molto influenzato dagli studi anatomici dell'ambiente dei Carracci, come dimostrano disegni e teste grottesche realizzati da un giovane Ribera. Ma l'arrivo a Napoli cambierà e influenzerà il linguaggio dello Spagnoletto. Gli studi di Viviana Farina documentano e fanno emergere con chiarezza l'influenza che sul pittore ebbe l'attività del suocero, il pittore Giovan Bernardino Azzolino detto il Siciliano, che morì a Napoli nel 1645. La figlia Caterina sposò Ribera nel 1616: Azzolino fu molto stimato da contemporanei e il suo influsso sulla pittura dello Spagnoletto è un altro degli aspetti inediti proposti dalla Farina.