CARO direttore, l'impiego in particolare del Largo di Palazzo "come teatro a scala urbana", utilizzando "la potenza dello scenario urbano e naturale di Napoli ... verso una dimensione totalizzante" (Riccardo Lattuada) risale agli anni del viceré Gaspar de Haro y Guzman, Marchese del Carpio (1683-1687). A questo eccentrico viceré, collezionista e mecenate di architetti, pittori, musicisti, si deve la scelta politico- culturale e poi sociale perché garantiva a Napoli l'ordine sociale della utilizzazione della festa e dell'effimero barocco per l'aggregazione collettiva. La visione di connoisseur d'arte e la grandeur del marchese del Carpio si esprimeva congenialmente nelle forme dell'effimero barocco, che utilizzò quale strumento politico- sociale nel Largo di Palazzo, l'attuale piazza Plebiscito. Tale linea governativa politico-sociale venne seguita dai successivi viceré spagnoli e continuò con i Borboni. Si deve tenere quindi nel dovuto conto il ruolo tradizionale culturale-emblematico, soprattutto sociale, popolare e trainante di questa storica piazza napoletana, in cui peraltro si sono negli ultimi anni tenute riuscite manifestazioni, ad esempio la "Notte bianca", l'evento realizzato nel 2005 e nel 2006, dove si sono visti in particolare i giovani che si sono riversati nelle piazze e nelle strade della città. Tuttavia le manifestazioni e gli eventi non possono costituire il quotidiano, ed è quest'ultimo che preme garantire: la sicurezza e la vivibilità della piazza che non può diventare quella metafisica e desertificata di De Chirico. Si è ripristinata di recente la collaborazione tra il Comune e la Soprintendenza dopo una fase conflittuale. Per motivi di sicurezza è necessaria la videosorveglianza, e comunque la Soprintendenza Beni Architettonici per la illuminazione serale e notturna richiede un programma architettonico e non di semplice illuminazione di luci. È condiviso dal consiglio comunale il progetto della utilizzazione per spazi espositivi dell'enorme ipogeo sottostante la piazza (una cripta grande e tre piccole), che verrà collegato con il Tunnel borbonico del Chiatamone. L'assessorato comunale all'urbanistica prevede la presenza dei tavolini dei Caffè (meglio se letterari), nonché l'allocazione negli spazi del colonnato basilicale di librerie, come la Treves, e di botteghe dell'artigianato artistico partenopeo (al riguardo Italia Nostra segnala che va conservata la presenza dell'Archivio fotografico Parisio, ma soprattutto sottolinea che il problema dell'alto costo degli affitti di tali locali demaniali deve essere risolto con il sostegno economico della Regione almeno per i primi anni). Non aiutano invece proposte come quelle assai poco realistiche che vorrebbero trasformati in alberghi di lusso i palazzi della Prefettura e dell'Esercito; per non parlare delle osservazioni di una scrittrice che ha espresso nostalgie adolescenziali per il tempo in cui la piazza era occupata dagli autobus e dalle automobili. È stata invece interessante l'iniziativa di alcuni consiglieri della Municipalità di Chiaia, che hanno costituito un comitato e organizzato audizioni e confronti tra le varie categorie di cittadini sulla destinazione d'uso della piazza. Ne è scaturita l'esigenza di evitarne la commercializzazione, e soprattutto di prevedere un contestuale intervento di riqualificazione delle aree connesse di Monte Echia, di via Solitaria e del Pallonetto: la realizzazione dell'emiciclo neoclassico e soprattutto del colonnato basilicale ebbe a suo tempo anche lo scopo di interrompere la precedente connessione con il retrostante popolare quartiere del Pallonetto, abitato dai lazzari. Condivisibile è anche l'idea di destinare il Palazzo reale a Museo della Città tenendo però conto delle obiezioni della Soprintendenza, che si è affrettata a precisare che il Palazzo non è vuoto, anzi conserva l'assetto arredato dell'appartamento borbonico con trenta sale; inoltre la prestigiosa Biblioteca Nazionale comprende due terzi dell'edificio. Pertanto si potrebbero utilizzare i locali degli uffici su piazza Trieste e Trento, nonché quelli a pianterreno, mentre nei grandi locali delle Scuderie del fossato la Soprintendenza sta già realizzando un Museo della Città in forma virtuale con nuovi spazi di accoglienza (Caffè letterario) in direzione di piazza Plebiscito. Infine ragionevoli riserve andrebbero avanzate sulla presenza nel predetto comitato (che dovrebbe decidere le regole della gestione della piazza) di un architetto, libero professionista, la cui presenza non è stato in buona fede considerato produce conflitto di interesse. Presidente Italia Nostra Napoli