OLBIA E prima dei ballottaggi in Sardegna si aprono le porte di Villa Certosa, la residenza estiva del premier coperta dal segreto di Stato su cui indagano i magistrati sardi della Procura di Tempio per presunti abusi edilizi. Via libera annunciato con un fax del ministero dell'Interno inviato ai pm di Tempio e alla Corte Costituzionale che il 25 maggio dovrà esaminare l'ammissibilità del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dai magistrati isolani in relazione proprio al segreto di Stato. Il fax è arrivato dagli uffici del Viminale che il 6 maggio 2004 aveva firmato il decreto con il quale è stato apposto, su sollecitazione del Cesis, il segreto sull'area per motivi di «sicurezza nazionale ». Ora Palazzo Chigi è pronto ad aprire le porte della residenza del premier per consentire l'ispezione di luoghi sui quali, secondo gli esposti degli ambientalisti e di alcuni parlamentari, sarebbero state commesse diverse irregolarità. In particolare, nel mirino degli inquirenti c'è un approdo coperto costruito di recente a Villa Certosa. L'orientamento della Procura è quello, comunque, di aspettare il pronunciamento della Consulta - prima udienza fissata il 25 maggio - sull'ammissibilità del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dagli stessi magistrati. «Per ora - fa sapere il procuratoreCicalò - non procederemo ad alcuna ispezione. La Procura ha fatto ricorso e quindi attendiamo con serenità il verdetto della CorteCostituzionale». «Un riconoscimento tardivo di quanto avevo sostenuto in sede di Copaco» commenta Massimo Brutti (Ds), ricordando l'opposizione che in sede di Commissione di controllo sui servizi c'era stata in merito alle ragioni del segreto. «Unatto di elementare civiltà - fa sapere Ermete Realacci della Margherita - Meglio sarebbe stato agire da subito secondo regole di trasparenza. Enon sotto la spada di Damocle di una sentenza della Corte costituzionale ».