L'ANNUNCIO a Repubblica dell'assessore Giovanni Bettarini fa saltare i nervi agli esercenti del centro storico. Il giorno dopo le dichiarazioni su un possibile, prossimo ritocco del regolamento sui dehors, ovvero «dell'alleggerimento della città» che porti, d'accordo con la soprintendenza e a partire dalla scadenza "naturale" delle licenze, a un ritocco dei casi più "invasivi", partire da zone pregiate come Piazza San Giovanni e piazza Santo Spirito Confcommercio e Confesercenti avvertono Palazzo Vecchio: rivedere il regolamento va bene, ma senza creare allarmismi e nuove incertezze fra titolari di bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, alberghi. Bene, dicono le associazioni di categoria, sanare le "discriminazioni" fra chi, nella stessa zona, ha ottenuto la licenza, e chi no, male, invece, costringere a ulteriori cambiamenti chi è stato già costretto a forti investimenti per adeguare i dehors alle nuove tipologie. LE REAZIONI COSTERNATI, per non dire altro e non passare da incivili». Di fronte alla novità annunciata da Palazzo Vecchio sul fronte ancora caldissimo dei dehors, la sorpresa dei gestori di bar e ristoranti tracima in rabbia, a colpi di sms, mail, telefonate, e capannelli sui marciapiedi. «Ma come» si meraviglia Patrizia del Caffè pizzeria Giotto di piazza Duomo, «non abbiamo fatto in tempo a mettere su la nuova pedana, e ce la fanno smontare?». La concessione di suolo pubblico ottenuta appena tre anni fa, dopo la pedonalizzazione di piazza Duomo, scade già nel 2015, «e se davvero cambiasse qualcosa, non so cosa succederà». Le lamentazioni salgono da tutto il centro storico: «Abbiamo dovuto chiedere un mutuo di 60 mila euro, licenziare un dipendente e ridurre gli orari» non si capacita Giovanna Innocenti, contitolare della pizzeria Il David di piazza Signoria, che racconta di aver vissuto come una «incomprensibile imposizione» l'adeguamento alle nuove regole del Comune. «Con tanti sacrifici, comunque, ce l'abbiamo fatta, non avevamo scelta. Ma tornare a sedie e tavolini sarebbe una follia, se non ci lasce- ranno almeno il tempo di recuperare i soldi investiti ». «Il Comune non può cavarsela dicendo che ha cambiato idea» protesta Aurelio Baldelli, uno dei titolari di Rivoire, «noi abbiamo investito 180 mila euro e paghiamo 69 mila euro di tassa, smontare tutto, o anche solo modificare qualcosa, sarebbe una pazzia». Il ristorante di pasta fresca T'Amero, in piazza Santo Spirito, ha dovuto aspettare due anni un permesso per lo spazio all'aperto, e alla fine è arri- vato solo «per qualche sedia e tavolino», idem il dirimpettaio Pittam'ingolli: «Nessuno ci aveva avvertito che c'erano limiti al numero dei dehors» è la protesta, «e quando abbiamo chiesto la licenza ci hanno detto che la piazza era satura». Valenza è il titolare dei caffè storici Paszkowsky e Gilli in piazza della Repubblica, i cui dehors formato gigante hanno fatto molto discutere, e di Scudieri in piazza del Duomo, dove ha dovuto sostituire con l'aggiornato modello di dehors una copertura quasi nuova: «Sono stato un sostenitore delle nuove regole» dice, «prima c'era davvero troppa confusione, però un ripensamento a così breve distanza non ha altro senso che di metterci in difficoltà». Solo le due coperture di piazza della Repubblica chiuse da tutti i lati, riscaldate d'inverno e raffreddate d'estate, sono costate 700 mila euro, cui si aggiungono 240 mila euro annui di suolo pubblico. E non che non ne sia valsa la pena: a conti fatti, dice Valenza, «la possibilità di utilizzare i dehors durante la brutta stagione incide sul fatturato di oltre il 50 nell'anno, di quasi il 100 nei mesi di bel tempo». Conclusione: «Si ha idea di cosa significherebbe buttarle giù, o anche solo rinunciare alle coperture laterali? Ho fatto dei mutui, do lavoro a 130 dipendenti. Per me vorrebbe dire chiudere». Al fianco degli esercenti si schierano le associazioni di categoria: «È assurdo» avverte Daniele Locchi, presidente Fiepet-Confesercenti, «stravolgere un regolamento che è appena del 2011», e su cui pure «va rimessa mano », ma solo per migliorare «trasparenza e certezza », e evitare «contraddizioni e limiti dell'attuale regolamento». Per esempio, «non deve più accadere che i nuovi esercizi si vedano negare un dehors cui avrebbero diritto, o che restino mesi e mesi senza risposte». Se invece, dice Locchi, il Comune «pensa a modifiche generalizzate, allora attenzione, c'è in gioco la vita di molte imprese importanti per il centro storico e non solo». Da qui la richiesta all'assessore di «precisare le intenzioni dell'amministrazione », e, in caso di modifiche, «di una congrua fase transitoria, per ammortizzare i tanti soldi spesi». «Non si può fare dietro front dopo appena tre anni. I dehors costano e i commercianti stanno facendo i conti da tempo con la crisi» dice anche il vicepresidente Fipe-Confcommercio di Firenze Andrea Angelini. Dopo tutti gli sforzi fatti per adeguarsi al nuovo corso, «non si può dire adesso "smontate tutto"». Il Comune giustifica il ripensamento con le violazioni avvenute? «Se c'è chi insiste con la plastica, che i vigili lo multino, ma perché devono rimetterci tutti?». Cambiare qualcosa, insomma, si può, «ma mettendosi tutti a un tavolo».