«I veneziani? Non sono soltanto quelli nati qui. Ci sono gli studenti, i pendolari, i professionisti che vivono a Venezia cinque giorni la settimana: gli abitanti equivalenti. Che spesso amano questa città più dei veneziani che affittano al turismo i loro fondi». La soprintendente Renata Codello presenta nella sala del Piovego lo studio di un architetto tecnico di palazzo Ducale, Francesco Trovò, e di un deocente del Politecnico, Paolo Gasparoli, su «Venezia fragile e i processi di usura del sistema urbano». «Uno strumento finalmente basato su dati», dice, «che offriamo ai decisori». Dati ricavati dal Coses (nel frattempo sciolto) e da altre fonti non sempre facili da raggiungere. Nessuno sa ad esempio, quanti siano davvero i Bed and breakfast in città. «Abbiamo lavorato sui siti Internet e alla fine il dato è venuto fuori», dice Trovò. Una radiografia molto efficace e precisa, quella tracciata dal volume di Trovò, della situazione di «usura» della città, invasa da 27 milioni di turisti l'anno e per questo stravolta e piegata al mercato del mordi e fuggi. Ma anche modificata nella sua struttura socioeconomica, con la traformazione dei negozi di vicinato e l'allargamento dei plateatici e dell'occupazione di suolo pubblico. Grafici e rilievi che danno una fotografia della città e delle sue problematiche. «Per ragionare fuori dai luogi comuni, partendo da un dato di fatto», dice Codello. Guido Zucconi, presidente dell'Ateneo veneto, ricorda che a Venezia non c'è solo il turismo. «Ma anche le Università, la cultura, di questo si parla poco». E invita a usare la leva fiscale per ricavare nuove risorse per la manutenzione. Una manutenzione peraltro azzerata una decina di anni fa, proprio nel momento in cui l'usura si faceva pesante, per via dei finanziamenti finiti tutti al Mose. La complessità dei fenomeni viene analizzata con lucidità da Trovò, giovane architetto tecnico della Soprintendenza, e dal professor Gasparoli. Studi e dati incrociati che danno un quadro esauriente della situazione della città trasformata dai turisti e dunque delle nuove opere edilizie, dall'«usura» provocata dal moto ondoso e dal traffico acqueo, dai piedi di milioni di turisti. E dall'esplosione dei posti letto, in particolare di quelli delle attività extralberghiere (affittacamere, appartamenti e bed and breakfast) che hanno quasi doppiato quelli degli alberghi tradizionali. Alle possibili «azioni di mitigazione» dei fenomeni viene lasciata solo la parte finale del volume. «È uno strumento che noi consegniamo alle amministrazioni», dice Trovò, «non spetta a noi decidere».(a.v.)