MISSIONE compiuta per Palazzo Vivarelli Colonna, si complica l'affare Rusciano. A meno di 20 giorni dalla fine dell'anno e col bilancio 2015 ancora per aria dal momento che non si conosce la cifra finale dei tagli (circa 30 milioni, è l'ultima stima), Palazzo Vecchio mette a segno il colpo immobiliare del 2014: la giunta certifica ieri che l'offerta economica della Cassa depositi e prestiti (Cdp) di 12 milioni di euro per comprare il seicentesco immobile di via Ghibellina con le sale affrescate e il magnifico giardino all'italiana è da ritenersi «congrua ». Il privato che in futuro dovesse a sua volta rilevare la struttura potrebbe farci anche un albergo, così prevedono le carte urbanistiche. Per un affare quasi fatto un altro che però salta: quello della vendita di villa Rusciano, oggi sede dell'assessorato all'ambiente. Troppo bassa l'offerta ricevuta sempre dalla Cdp, «non svendiamo» dice Palazzo Vecchio. Ma si scopre che anche in futuro l'alienazione sarebbe complicata: dal passato salta fuori l'esistenza di un vincolo che obbliga il Comune a utilizzare la villa e tutte le strutture ad essa collegate per la creazione di centri e servizi per minori. Chi mai comprerebbe senza nemmeno una possibilità di business? E' una partita double face insomma. Per il palazzo Vivarelli Colonna fine della partita: l'assessorato allo sviluppo economico e alla cultura si dovranno trasferire entro l'anno prossimo. Dove? Forse dentro una parte di San Firenze, forse la cultura nel nuovo teatro dell'Opera. Ma si vedrà. Per il momento entro fine anno l'atto di vendita tra Comune e Cdp verrà firmato dal notaio. Stessa procedura di un anno fa per il teatro Comunale. Davvero un affare la vendita a 12 milioni? Nella prima asta 2011 il palazzo era stato quotato a 17,8 milioni ricorda Tommaso Grassi di Sel, ma le ultime stime parlavano proprio di 12 milioni. Ma la villa di Rusciano no. «L'offerta non è stata considerata all'altezza del valore di un immobile di pregio, che quindi non sarà venduto», dice l'assessore all'Urbanistica Elisabetta Meucci. Ma c'è di più. E' noto che la villa, costruita da Luca Pitti sotto la direzione del Brunelleschi (lo scrive il Vasari), è sottoposta a un vincolo della Soprintendenza. Meno nota è l'esistenza dell'altro vincolo, un preciso mandato che gli fu conferito al momento del passaggio di proprietà. Correva l'anno 1977. Villa Rusciano era di proprietà di una Ipab (Istituto di pubblica assistenza e beneficenza), l'Istituto Vittorio Veneto, che si occupava del recupero di minori con problemi sociali e familiari. Anni prima alcuni privati avevano proposto all'Istituto l'acquisto dell'intero patrimonio, ma i responsabili vollero a tutti i costi che la villa e gli annessi restassero in mano pubblica. E così il Comune di Firenze ne entrò in possesso gratuitamente, saldando solo una piccola passività, ma con l'impegno di utilizzare le strutture per attività assistenziali in favore dei minori, come formalmente specificato nella delibera regionale di estinzione dell'ente, datata 3 maggio 1977.