Sequestrato dai Cc insieme ad altri 4 mila pezzi un disco bronzeo del I secolo a.c. di eccezionale valore. C'era anche un disco in lamina di bronzo risalente al I secolo a.C, l'unico completamente integro tra quelli recuperati finora in Veneto, un pezzo di eccezionale valore storico e documentale, tra i 4000 reperti fittili e litici, di provenienza del Montello, rinvenuti e sequestrati dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia a Nervesa della Battaglia, nel trevigiano, precisamente all'interno del museo di archeologia e di scienze naturali del Gruppo naturalistico montelliano. Pezzi, in parte esposti nelle bacheche, in parte tenuti nei laboratori di restauro, sequestrati perché il loro ritrovamento non era stato segnalato, come prevede la legge, alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, dal gestore del museo, Paolo Gasparetto, che per questa omissione era stato denunciato a febbraio. La notizia del rinvenimento, in realtà, avvenuto nell'ambito di un accertamento sulla sicurezza passiva, dopo una segnalazione del sindaco di Nervesa Fiorenzo Berton, era stata anticipata da "Il Gazzettino" già nel marzo scorso. Ma ieri, a distanza di due mesi dal blitz, nella sede della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici a San Marco, alla presenza del direttore Pasquale Bruno Malara, i carabinieri e la Soprintendenza archeologica che ha partecipato attivamente all'operazione, denominata "Piave", hanno potuto fornire ulteriori particolari dell'intervento che ha restituito agli studiosi un reperto utile a tracciare una topografia degli insediamenti antichi in Veneto. «La prima volta in cui ci siamo recati nel Museo - ha spiegato il capitano Corrado Catesi, comandante del Nucleo - lo abbiamo trovato chiuso, ma già avevamo notato all'esterno la presenza di una stele di 175 centimetri di presunta epoca romana con impresso il leone marciano e due elementi architettonici, risultata poi non denunciata alle competenti Soprintendenze. E' così che siamo andati avanti nelle indagini, coordinate dal pm trevigiano Iuri De Biasi». «La scoperta del disco, lavorato a sbalzo e a bulino, secondo una tecnica di artigianato artistico tipicamente veneta che si prolunga fino al periodo della romanizzazione - ha sottolineato la Soprintendente Maurizia De Min - è di certo un bel colpo. I primi ritrovamenti casuali di oggetti simili, rinvenuti solitamente in antichi santuari di origine paleo-veneta sia all'esterno sia all'interno degli abitati preromani, risalgono alla fine dell'800 e furono effettuati a Montebelluna, dunque poco distante da quella che si ritiene la zona di provenienza del disco di Nervesa, molto probabilmente un'area già precedentemente indagata dove c'è una necropoli. Altri dischi, che avevano funzioni votive sono stati rinvenuti in area plavense, a Ponzano, a Musile di Piave, nel Cadore, ma anche lungo il percorso del Brenta, a Vicenza, Rosa e Marostica», Ma quello di Nervesa, che come gli altri rappresenta una divinità che si richiama a quelle greco-romane, ha una particolarità: la divinità in questione non regge in mano le chiavi degli Inferi, simbolo di morte, bensì una coroncina di foglie e un racemo vegetale, dunque simboli di vita. La De Min, che adesso spera che il reperto sarà affidato alla Soprintendenza, ha espresso anche una forte preoccupazione per il proliferare dei piccoli musei civici privati, una sessantina in tutta la regione, che spesso per mancanza di risorse economiche e umane, sfuggono dai controlli che invece andrebbero effettuati almeno una volta al mese «E' una prassi molto diffusa nel Veneto -ha reso noto infatti la dottoressa -che, come è successo in questo caso, non vengano denunciati i ritrovamenti di reperti e ciò è molto grave perché, oltre ai risvolti di natura penale, questi comportamenti frenano gli studi scientifici. Del resto ci troviamo di fronte ad una eccessiva frammentazione di piccoli musei, nati con i finanziamenti della Regione e di gruppi di volontari non controllabili ».
Treviso. Mini museo con rarissimo reperto.
I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia hanno sequestrato un disco bronzeo del I secolo a.C. e altri reperti archeologici da un museo di Nervesa della Battaglia, nel trevigiano. Il disco, di eccezionale valore storico e documentale, era stato recuperato durante un accertamento sulla sicurezza passiva e non era stato segnalato alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. I reperti, tra cui un disco in lamina di bronzo, sono stati sequestrati perché il gestore del museo, Paolo Gasparetto, non aveva denunciato il ritrovamento come previde la legge.
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