IL DIBATTITO. Occorre ricondurre gli Uffici alla loro funzione di istituzioni tecnico-scientifiche, dotandoli di personale adeguato reclutato non con nomine politiche I mezzi di informazione quasi quotidianamente si interrogano sul "malessere" che travaglia il mondo dei Beni culturali in Sicilia e sul perché del mancato sfruttamento di questo oro nero, di questo "petrolio", potenziale, miracoloso, ma inutilizzato volano dell'economia siciliana, mentre si registrano insidiose "guerre" interne e drastici provvedimenti presi dall'alto, poi bloccati il giorno dopo, tutto, naturalmente, per la trasparenza e per combattere la corruzione! Intanto esperti titolati e soloni che, in generale non vivono all'interno del mondo "Beni culturali", ma nel gotha del mondo accademico e imprenditoriale, non mancano di prospettare soluzioni esprimendosi con termini come tecnologia, innovazione, multidisciplinarietà, processi dinamici, per superare problemi e personalismi e accantonare le "logiche del passato". Non abbiamo capito, per le misure prese dall'alto, come per le opinioni degli esperti, cosa concretamente si nasconda dietro le parole. Aspettiamo di saperlo anche se affiora qualche non tanto piccola intuizione. Intanto - è lo scopo di questo intervento - credo che sia bene interrogarsi sul perché siano in crisi le Soprintendenze, le Istituzioni, cioè, che da più di un secolo, preposte per legge alla gestione dei Beni Culturali, tessono in terra isolana, non in luoghi di missioni oltre frontiera, la tela quotidiana della ricerca, della conservazione e della tutela del patrimonio culturale. Istituzioni alle quali sappiamo hanno dato i natali le "Regie Custodie" istituite nella seconda metà del 1700 e che non furono frutto di improvvisati provvedimenti regali, come quelli cui siamo oggi abituatati, ma esito di consapevole e maturo clima di sensibilità culturale non solo dei rappresentanti dell'intellighenzia siciliana, ma dei vertici stessi del potere dotati, come erano, di un'alta coscienza monumentale e antiquaria. Essi non mancarono di dichiarare come i monumenti "rappresentano il migliore, il più bello e il più rimarchevole dei pregi della Sicilia", alla faccia del prosaico "petrolio" e del burocratico "volano" nelle parole dei politici e degli esperti dei tempi nostri. E', in prima persona, Ferdinando IV che ordina al Custode del Val di Noto di "avere cura dei monumenti attendendo alla ricerca, alla custodia e alla conservazione", cardini, dalla fine del 1700, nei compiti istituzionali delle Soprintendenze oggi ossessionate da parole di carattere essenzialmente burocratico e amministrativo. Sappiamo tutti quello che, dopo l'Unità d'Italia, è successo nelle Soprintendenze che in Sicilia dovettero uniformarsi alla legislazione nazionale in base e soprattutto alla legge n. 1089 del 1939. Ma dal 1975 in Sicilia tutte le competenze sono tornate alla Regione che si dotò di apposite leggi (n. 80 e n. 116) che portarono importanti innovazioni finalizzate all' "uso sociale dei Beni culturali", la più significativa delle quali fu l'istituzione della SOpRINTENDENZA Unica, proposta come modello di efficienza e modernità e che aveva lo scopo principale di dare un forte segno di decentramento amministrativo attivando processi di valorizzazione del patrimonio culturale con presenze istituzionali più strettamente legate alle realtà locali. Purtroppo, nel tempo, si è constatato come a queste intenzioni non ha fatto seguito la capacità di attuare i propositi con adeguate dotazioni di personale tecnico-scientifico, strumenti operativi e risorse in modo da agire nel quadro di direttive, prospettive e modi di gestione comuni non solo a livello regionale, ma anche in sintonia con le istituzioni nazionali. Ma, a parte questo, la parcellizzazione del territorio di giurisdizione delle Soprintendenze, con i confini delle attuali Provincie, non ha tenuto alcun conto delle aree culturalmente omogenee e, intanto, le preposizioni ai vertici vengono stabilite da deliberazioni della Giunta di governo. Avviene, così, che la SOpRINTENDENZA da istituzione tecnico-scientifica, viene trasformata in organo politico-amministrativo con tutte le intuibili conseguenze soprattutto nel campo della tutela stretta nelle morse dei condizionamenti politici e delle pressioni locali. Va ancora detto che i territori di giurisdizione dal 2010 sono stati ulteriormente smembrati in numerosi (26) mini e mega parchi archeologici generando confusione di competenze in un mare di carenze in fatto di sedi per uffici, di personale tecnico e scientifico e di custodi, con l'aggiunta ormai cronica di mancanza di risorse. Così, venuta meno, la concezione culturale del territorio di giurisdizione, stabilite delle norme che non tengono in debito conto le competenze, le esperienze e i titoli dei funzionari, non essendovi da decenni nessuna prospettiva in materia di formazione, reclutamento del personale e concorsi, tutto vive in balia di nomine, contronomine, provvedimenti senza senso e spiegazioni, mentre la ricerca langue, i monumenti cadono a pezzi e le istituzioni, indebolite nella loro funzione, appaiono sempre più screditate nell'opinione pubblica. È assolutamente urgente rifondare le Soprintendenze riconducendole alla loro storica funzione di istituzioni tecnico-scientifiche, preposte ai compiti di ricerca conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, dotandole di personale adeguato, reclutato non in conseguenza di nomine politiche, ma con accesso alle cariche attraverso pubblici concorsi appositamente indetti. E bisogna ricordarsi che quelli della SOpRINTENDENZA sono compiti istituzionali strettamente collegati fra loro. Dico questo perché si va sempre più proponendo, vista la crisi delle Soprintendenze praticamente relegate a funzioni meramente amministrative (gestione della tutela), di affidare la ricerca e la valorizzazione del patrimonio a Università, a Istituti e a Centri di eccellenza, o a illuminati imprenditori privati. Ma non vi è dubbio che la valorizzazione ha come primo momento la ricerca, cioè la conoscenza che si attua presidiando costantemente il territorio con interventi di urgenza, ricerche programmate, opere preventive in rapporto all'uso del territorio. Sono tutte operazioni che consentono di valutare le conseguenti possibilità di conservazione e di individuazione di quelle che sono le effettive opportunità e modalità di valorizzazione in un processo di conoscenza e informazione continua inscindibile se si vuole correttamente attendere ai compiti istituzionali che non pongono alternative. 12122014