Non sono le colture di mais, ma il cemento la piaga della Piana di Lucca dove si è consumata negli ultimi anni una enorme quantità di verde. Lo dice il presidente della Confederazione agricoltori Cia Toscana Nord, Piero Tartagni, il quale auspica che venga approvato in tempi rapidi il piano paesaggistico che frena il cemento. «Qualsiasi discussione che sia incentrata sul paesaggio e sulla sua qualità è assolutamente positiva dice Tartagni . Detto questo, però, la mia sensazione è che si stia a guardare la pagliuzza nell'occhio del proprio vicino, indicano le colture di mais come 'killer' del nostro paesaggio e non si veda, invece la trave nel proprio occhio. Questa 'trave' è la cementificazione della Piana che, negli ultimi anni, è stata veramente superiore a quello che il territorio poteva sopportare». Il presidente ricorda che da un'analisi svolta dall'Università di Pisa, su dati del censimento Istat, è emerso che nel decennio dal 2000 al 2010, abbiamo perso l'equivalente di un campo di calcio al giorno di terreno agricolo, a causa proprio della cementificazione. «Ecco, questo è il vero problema della Piana di Lucca. Ritengo fondamentale prosegue Tartagni che si debba preservare quanto è rimasto: auspico quindi che venga adottato in tempi rapidi il Piano paesaggistico che prevede un consumo del territorio pari a zero. Sono, poi, sicuramente d'accordo che questo non può significare una monocultura di qualsiasi genere». Secondo il presidente una diversificazione è necessaria per la nostra campagna, ma non per un fattore di estetica cromatica, bensì per una questione di qualità dell'agricoltura: «La differenziazione delle colture, infatti, comporta un maggior rispetto del terreno e una minore necessità di ricorrere ai prodotti chimici, con un forte vantaggio per la qualità stessa della produzione. L'Europa ha capito l'importanza di questo e sta incentivando la diversificazione delle colture, facendo sì che vi siano finanziamenti con la nuova Pac europea, per quelle aziende che hanno tre diversi tipi di colture. L'agricoltura, segmento importante dell'economia del nostro territorio, si evolve e si adatta al tempo che vive, alle nuove conoscenze e alle nuove esigenze. Non è qualcosa che resta fermo e cristallizzato nel tempo, pertanto, pur avendo un'importanza fondamentale per l'estetica del paesaggio, questa non può essere il solo aspetto di cui tenere conto. Dobbiamo invece impegnarci per far sì che la nostra agricoltura sia sempre più all'avanguardia per quanto concerne le coltivazioni e, soprattutto, si deve preservare il territorio da ulteriori cementificazioni selvagge, alle quali abbiamo assistito in un passato recente».