L'ultima versione del Piano del paesaggio fa infuriare gli industriali del marmo della Versilia e di Massa: "Previste nuove restrizioni, così saremo costretti a chiudere" SERAVEZZA. I toni della protesta si erano sopiti negli ultimi mesi in attesa dell'esito del lavoro della Regione sul piano paesaggistico che tante perplessità aveva creato, in Versilia, con l'annuncio dello stop alle attività estrattive dentro i confini del Parco delle Alpi Apuane. Ma ora che l'esame del piano, con l'accoglimento di parte delle osservazioni avanzate dal mondo produttivo e degli ambientalisti in Toscana, si è concluso, la polemica si riaccende. Perché a quanto pare le richieste arrivate dalle aziende del marmo apuane sono rimaste lettera morta. A rendere nota la netta contrarietà alla versione ultima (anche se non definitiva) del piano ora destinato all'esame del consiglio regionale è il coordinamento delle imprese lapidee apuo versiliesi, per intenderci quelle del consorzio versiliese Comave e quelle del versante massese aderenti a Cam. Il coordinamento definisce «incredibili» le parole dell'assessore regionale Anna Marson che aveva parlato di un miglioramento del piano. «Parole - afferma il coordinamento delle imprese - che stridono con il confronto avuto durante il tavolo tecnico aperto da Confidustria con la Regione Toscana, in merito alle necessità del settore lapideo ed estrattivo che si è concluso con un nulla di fatto. Alcuni degli input provenienti dalle imprese si sono rivelati addirittura l'occasione per inserire nelle bozze in revisione ulteriori restrizioni. Se queste verranno confermate nei documenti ufficiali approvati dalla giunta, provocheranno nel brevissimo futuro gravissimi problemi occupazionali non solo alle aziende estrattive ma a tutto l'indotto che vive di marmo». «Gli industriali, che hanno profuso molte energie su questo fronte, supportando gli scambi anche con il parere di autorevoli paesaggisti, geologi e cartografi, per la necessità di correggere macroscopici errori cartografici e sostanziali - scrive ancora il coordinamento - nonché di introdurre rilievi tecnici essenziali sul piano paesaggistico, hanno potuto verificare che l'impossibilità di giungere ad un qualsiasi accordo è dovuto al fatto che nel paesaggistico non vi è alcuna vera conoscenza della realtà e del suo indotto». «La Regione - rilevano le imprese apuane - ad oggi non ha ancora riconosciuto il paesaggio di cava all'interno dei paesaggi che caratterizzano il territorio regionale. Una preclusione politica che contrasta con la realtà. Le montagne apuo-versiliesi sono in marmo e le cave sono ad esse connaturate, non sono scorci collinari caratterizzati da cipressi, questa è la differenza, e questa è l'evidente negazione di un patrimonio storico culturale oltre che di un intero sistema economico su cui si fonda il sostentamento di tutta la comunità apuo-versiliese». Da qui la richiesta al consiglio regionale «di intervenire al più presto aderendo alle imprescindibili necessità del tessuto economico e sociale, di considerare il giusto valore alle attività estrattive esistenti, di non negare l'unico reale futuro di questa parte della Toscana fortemente colpita da una recessione implacabile, considerando il conseguente enorme danno economico e occupazionale così gravemente ignorato».
SERAVEZZA. Cave in zona Parco, rivolta delle imprese contro la Regione
Il piano del paesaggio della Toscana ha infuriato le imprese del marmo della Versilia e di Massa, che temono di dover chiudere a causa delle nuove restrizioni previste. Le aziende hanno avanzato richieste che sono state ignorate dalla Regione, che ha confermato le restrizioni senza apportare modifiche. Il coordinamento delle imprese lapidee apuo-versiliesi ha denunciato la contrarietà alla versione finale del piano e ha richiesto al consiglio regionale di intervenire per considerare il futuro economico e sociale del settore.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo