Le cifre: dimore storiche e archeologia in crisi profonda, ma gli Uffizi volano In poco tempo decine di migliaia di visitatori in meno. Le residenze napoleoniche elbane, il Parco di Villa il Ventaglio di Firenze, il Museo nazionale di Chiusi. Poi il trittico grossetano le aree archeologiche di Roselle, Vetulonia e l'Antiquarium di Cosa che rispetto al 2007, l'ultimo anno prima della crisi, stacca il 40 di biglietti in meno. Molte strutture culturali in Toscana soffrono di un'emorragia senza precedenti. Sono la maggior parte di quelle gestite dallo Stato. A evidenziarlo sono i dati del ministero per i Beni e le attività culturali. L'Elba, la Maremma e Lucca le aree più in difficoltà. Anche se in una regione come la nostra non possono certo mancare le eccellenze. Non tantissime, ma ci sono. Su tutti gli Uffizi, che nel computo toscano valgono quasi un terzo degli accessi del sistema museale. La Galleria fiorentina in sei anni ha incrementato i visitatori del 16, passando da 1.615.986 a 1.875.785 tagliandi venduti con gli incassi da 8.058.488 a 9.385.527 euro. Anche Pisa sorride: il museo nazionale di Palazzo Reale dal 2012 al 2013 ha richiamato 1.200 visitatori in più, mentre dal 2007 l'incremento è stato del 671. In Italia quasi un record. Allontanandosi però di qualche chilometro, a Calci, troviamo la Certosa che dagli anni pre-crisi ha perso circa il 10 di ingressi. Maremma in calo. L'Antiquarium statale di Cosa, a Orbetello, in sette anni ha perso il 42,2 delle visite, dimezzando gli incassi. Da 7.861 a 4.546 biglietti, da 8.832 a 4.372 gli euro raggranellati. Anche l'area archeologica di Roselle è in crisi. I turisti sono sempre meno: 30mila nel 2007, 23mila nel 2009, quasi 22mila nel 2011 e 18mila nel 2013. Pensare che nel 1996 si erano viste quasi 53mila persone, il 64 in più dell'anno scorso. Come Roselle, anche Vetulonia, con poco più di 9mila visitatori nel 2013. Peccato che fossero 16mila nel 2007 e quasi 23mila nel 2002. Male anche l'Elba. Se la Maremma fatica, l'Elba non è da meno. Le ville napoleoniche di Portoferraio non sono più frequentate come in passato, anche se alla fine di quest'anno grazie al Bicentenario dallo sbarco dell'Imperatore è probabile un sensibile incremento di visitatori di incassi, a fronte però di un imponente investimento degli otto comuni dell'isola. Ma fino alla fine del 2013 i dati non erano affatto positivi. La Villa di San Martino è passata infatti da 98mila a 85mila ingressi e da 176mila a 155mila euro di introiti lordi. Risultati peggiori per la palazzina dei Mulini, dalla parte opposta di Portoferraio, anche se dal gennaio del 2012 all'agosto dell'anno scorso è rimasta chiusa per lavori di restauro. In ogni caso negli ultimi cinque mesi del 2013 i biglietti staccati sono stati in tutto 17mila, il 72,5 in meno del 2007, che vale però per intero. Lucca soffre. Anche Lucca ha la sua crisi. In nessuna delle due strutture statali presenti sul territorio il Museo nazionale di Villa Guinigi e la Pinacoteca di Palazzo Mansi si registrano maggiori afflussi rispetto al passato. La prima dal 2007 ha perso un visitatore su quattro (passando da 10mila a 7mila 500 ingressi) e la seconda fa registrare un -17,7 (da 14mila e 11.500 biglietti staccati). Anche i tagliandi venduti per il circuito museale sono in calo. In sei anni ne sono stati acquistati il 20 in meno. Bene Pistoia. Chi va in controtendenza è invece la provincia di Pistoia. Qui i musei sono più frequentati rispetto agli anni scorsi. L'ex Chiesa del Tau ha più che raddoppiato i visitatori (dai circa 3mila del 2007 ai 6.152 dell'anno scorso) e il museo di Casa Giusti, a Monsummano Terme, ha quasi triplicato le presenze. Erano appena 910 sette anni fa, sono diventate 2.500 l'anno scorso. Certo, nel 2011 c'è stato un picco di 3.838 visitatori, ma negli ultimi due anni la piccola struttura della Valdinievole qualcosa ha recuperato. Tornando nel capoluogo provinciale troviamo l'Oratorio di San Desiderio. Anch'esso ha migliorato le proprie performance e dal migliaio di accessi del 2007, in pochi anni, ha navigato stabilmente sui 1.500 visitatori annui. Impennata pisana. Pisa va invece a gonfie vele. Il Museo nazionale di Palazzo Reale in sei anni ha incrementato gli accessi del 671 (da 540 a oltre 4mila). In Italia secondo i dati del ministero per i Beni e le attività culturali performance migliori solo per il Museo archeologico statale di Ascoli Piceno, le aree archeologiche di "Alba Fucens" a L'Aquila e Bene Vagienna nel cuneese e per il Museo archeologico nazionale di Napoli. Naturalmente ci sono diverse strutture che non possono essere confrontate, in quanto il Mibac non è in possesso dei dati. Sempre a Pisa, il Museo di San Matteo, anche quest'anno resta stabile sui 10mila visitatori annui, mentre la Certosa di Calci soffre maggiormente l'emorragia culturale. Il saldo degli accessi dal 2007 al 2013 è stato infatti negativo di 2.500 visitatori: da 25mila a 22mila 500. Speriamo che nei primi mesi del 2015 quando il Fondo ambiente italiano annuncerà la classifica definitiva dei "luoghi da salvare" per la Certosa monumentale possa iniziare una gloriosa fase di rilancio. Aperture natalizie. I musei statali sulla carta sono chiusi sia a Natale che a Capodanno. A Santo Stefano e nei restanti giorni seguono invece l'orario di routine. Il ministero per i Beni e le attività culturali deciderà solo alla fine della prossima settimana il calendario delle aperture. Lo scorso anno, in Toscana, erano accessibili 20 strutture il 25 dicembre e cinque in più il 1 gennaio. Chiuse le Ville napoleoniche elbane, Uffizi aperti solo a Capodanno, mentre le aree archeologiche maremmane, molte strutture fiorentine, la Basilica di San Francesco ad Arezzo e i musei lucchesi avevano le porte spalancate in entrambi i giorni festivi. Ed è molto probabile che il ministero decida la stessa cosa anche questa volta. A Pisa, ad esempio, il Museo di San Matteo aderirà sicuramente alle aperture straordinarie, mentre Palazzo Reale resterà chiuso. PER VISUALIZZARE TABELLE E DATI STATISTICI, CLICCARE AL LINK QUI SOTTO.