Condivido, in buona parte, le valutazioni di Salvatore Settis sulla necessità di ripensare la specialità siciliana in materia di Beni Culturali, per quanto in Italia non tutto sia rose e fiori: l'esempio di Pompei non è dei più rassicuranti, e ancora più paradossale appare ai miei occhi che il progetto di riforma del MiBACT tenda a importare in Italia il modello organizzativo siciliano, impostato su una visione olistica della tutela. Premesso questo, proprio perché spesso, durante la mia difficile e molto combattuta esperienza da assessore regionale, ho chiesto a Settis pareri e consigli, sento l'obbligo di intervenire su un passaggio della sua intervista, dove agli assessori regionali viene addebitata l'incapacità di sottrarsi ai condizionamenti della politica nel momento delle scelte di soprintendenti e dirigenti del Dipartimento dei Beni Culturali. Credo anzi che, nel mio caso, sia avvenuto l'esatto contrario: le nomine decretate durante il mio mandato, che hanno sancito il ritorno degli archeologi a capo delle più importanti Soprintendenze siciliane nomine effettuate legittimamente e dopo la scadenza naturale dei contratti (quindi nessuno spoil system o rotazione fuori norma, ma tutto rigorosamente dentro le regole!) sono state rimesse in discussione solo otto mesi dopo proprio perché, fondate com'erano su principi di meritocrazia, erano state sottratte al controllo della politica. Pensiamo veramente che sia facile riuscire a sbloccare un sistema immobile e poco incline alle riforme come quello dei beni culturali in Sicilia, che per anni si è autoalimentato? Eppure le riforme sono state portate avanti, in solitaria, accompagnate al più dal basso continuo dell'ammorbante retorica sui beni culturali, il "nostro diamante", il "nostro petrolio" (senza che poi a questo si associ la volontà politica almeno di sostenere le riforme), o ancora peggio dal culto dei numeri (la pratica tristemente diffusa che porta alcuni commentatori-contabili ad imprecare e a battersi il petto nello scoprire che un piccolo museo siciliano non ha gli stessi ingressi del Louvre!). Alcune sono andate in porto, una per tutte il riordino e il nuovo assetto organizzativo del Dipartimento, ma altre sono rimaste in sospeso o addirittura deliberatamente vandalizzate dalla successiva governance! Essere competenti può essere un'arma a doppio taglio: da una parte ti aiuta a raggiungere in poco tempo obiettivi mai centrati (forse per questo si sono già dimenticati?), dall'altra il sistema, scardinato dalle fondamenta soprattutto nella dialettica rituale tra assessore politico e dirigente generale tecnico, di fronte all'approccio tecnico e riformatore dell'assessore, tende a rivoltarsi contro e a mettere in campo forme estreme di autodifesa. Con me i burocrati si sono difesi e tanto! La burocrazia della Regione Siciliana ovvero l'arte del non decidere, chiedere pareri legali per disattenderli, interpretare la legge con faziosità, lasciare fuori vincitori di concorsi e valorizzare chi i concorsi non li ha mai fatti! La legge 10 del 2000 che ha azzerato il ruolo tecnico ha azzerato anche merito e competenze, ma sembra che ai fiumi di parole versati da anni sull'argomento e all'amarezza per le sfacciate ingiustizie nessuno riesca a porre un argine, mettendo la questione al centro dell'agenda politica. E' la legge 10 a legittimare le ingerenze della peggiore politica clientelare, a rendere tutti nervosi quando un archeologo, che ha le competenze per farlo, diventa finalmente soprintendente di città archeologiche come Siracusa e Agrigento, assolvendo alle finalità della sua carica meglio di quanto possa un funzionario del genio civile che, per quanto capace, avrà sempre un concetto diverso della tutela. Un'ultima considerazione: molti sono i luoghi comuni, e tra questi l'incapacità dell'archeologo di valorizzare il patrimonio culturale, ma è un dato incontrovertibile, non emerso nella stampa nazionale e regionale che negli ultimi mesi ha dedicato ampio spazio alla "controrivoluzione" nella gestione dei Beni Culturali, che proprio con i soprintendenti archeologi in Sicilia stava per cadere finalmente il muro contro muro tra imprenditori e ambientalisti che ha paralizzato non poche delle infrastrutture, destinate a imprimere un'accelerazione allo sviluppo sostenibile della nostra isola. Non soprintendenti del "no" ma del "come", e lo dimostra ad esempio il caso del porto turistico Spero di Siracusa che, riprogettato senza l'isola artificiale, era ormai arrivato alla conferenza dei servizi, prima i "nuovi equilibri" rallentassero tutto.
ANCORA SUI BENI CULTURALI SICILIANI
L'autore condivide le valutazioni di Salvatore Settis sulla necessità di ripensare la specialità siciliana in materia di Beni Culturali. L'autore ha chiesto consigli a Settis durante la sua esperienza come assessore regionale e sente l'obbligo di intervenire su un passaggio della sua intervista. L'autore sostiene che le nomine di soprintendenti effettuate durante il suo mandato sono state rimesse in discussione solo otto mesi dopo a causa della politica. L'autore pensa che sia difficile riuscire a sbloccare il sistema immobile dei beni culturali in Sicilia. L'autore sostiene che le riforme sono state portate avanti, ma alcune sono rimaste in sospeso o addirittura vandalizzate dalla successiva governance.
Artista / Persona
Bene culturale
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